Lettera di saluto per la festa di S. Paolo della Croce, 19 ottobre 2011

Carissimi
fratelli della Congregazione e sorelle e fratelli della Famiglia
passionista, è sempre bello e familiare ritrovarsi insieme nello
spirito e dove è possibile anche nelle comunità e nelle famiglie per
celebrare e gioire insieme in occasione della celebrazione della festa
del Nostro Santo Padre S. Paolo della Croce. 

Lo amiamo perché è nostro
Padre, ma lo ameremmo anche se non fosse nostro Padre, lo ameremmo per
quello che è e per quanto Dio ha operato in lui. 

Lo ameremmo per il
dono del carisma ricevuto da Dio e riconosciuto dalla Chiesa come
autentico e poi trasmesso a noi con la vocazione: la centralità della
Passione di Gesù nella vita e nella missione sua e della Congregazione
passionista e dei laici a noi affiliati come famiglia spirituale. 


Mi sorprendo sempre quando rileggo la poesia di Camillo Sbarbaro a suo
padre:


Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre,
se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini
già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.

Sono soltanto alcuni versi di una bellissima poesia d’amore e di
profondo affetto, quella del poeta Sbarbaro al padre. Il sentimento che
egli prova nei confronti di suo padre prelude da quell’indissolubile
legame di sangue. Rievocazione piena di struggente nostalgia con versi
semplici e significativi. Tutto gira e si concretizza intorno a questi
versi: “Anche se fossi a me un estraneo, per te stesso egualmente
t’amerei” (anche se tu non fossi legato a me da vincoli di sangue io ti
amerei ugualmente per il delicato sentire della tua anima). E’ quanto
possiamo noi dire a S. Paolo della Croce con spontanea sincerità anche
se non fosse, per assurdo, nostro Fondatore.

Lo ameremmo per la sua sensibilità verso i crocifissi di questo mondo
nei quali riconosceva il più grande Crocifisso della storia, Gesù,
espressione “stupenda” dell’amore di Dio che supera in amore e per
straordinaria bellezza, lo stesso splendore della creazione. Lo
ameremmo per il suo cuore missionario e innamorato di Dio tanto da
annunziarlo in modo instancabile con la predicazione di innumerevoli
Missioni popolari, Esercizi spirituali, Direzione di anime, con Lettere
personali scritte a laici, laiche, religiosi, religiose ed
ecclesiastici; oltre 12 mila lettere scritte delle quali ne conserviamo
circa 2.500. Rimaniamo sorpresi per il grande numero e per le
difficoltà oggettive del tempo nel quale le ha scritte: la sera si
scriveva a lume di petrolio o di grassi animali; la preghiera
comunitaria era intensa ed occupava varie ore e la predicazione di
Missioni popolare e di Esercizi era frequente e prolungata con viaggi a
piedi o su carrozze trainate da cavalli o muli. Il tempo dove e quando
lo prendeva? Quando scriveva? Sembra impossibile.

Tutta la sua vita è una sorpresa per le difficoltà degli inizi, per la
storia della fondazione della Congregazione e per il suo mantenere viva
la presenza di Dio nella sua vita e in coloro che in qualche modo
venivano in contatto con lui. Traspare dalle sue lettere il profondo e
mistico rapporto con Dio che favoriva con l’habitat tipico della vita
passionista dove la solitudine e il silenzio, ricercati e custoditi,
permettevano la contemplazione e l’orazione. Il distacco da se stesso e
dalle cose e la povertà che vedeva realizzate in sommo grado sulla
Croce da Gesù, dovevano essere perseguite nelle comunità passioniste e
nella vita personale di ciascun religioso e dei laici e religiose che
guidava come Padre spirituale. La sua vita è stata un ammaestramento
per noi e per i fedeli: un testamento lungo 82 anni. Per questo noi lo
ameremmo anche se non fosse nostro padre, lo ameremmo per quello che è
stato, per il canto d’amore che è stata la sua vita nonostante le
difficoltà per la fondazione della Congregazione. 
La sua è stata una vita di fede che diventava operativa con la carità. 

E’ quanto troviamo nel Motu Proprio di Benedetto XVI, “Porta Fidei” (La
Porta della Fede), con il quale il Papa ha indetto l’Anno della Fede il
16 ottobre appena passato, tre giorni prima della Festa del Fondatore:
è sorprendente come S. Paolo della Croce sia in armonia e riconoscibile
con la sua spiritualità e con le sue scelte in quanto scrive il Santo
Padre. La santità autentica è veramente universale. S. Paolo della
Croce ci benedica tutti e ci aiuti nel cammino della santità perché
come lui ci ha dimostrato con l’esempio, essere Santi è possibile, ma
questo può accadere se come lui poniamo Dio al primo posto e gli altri
come scelta prioritaria della nostra vita, specialmente i più poveri e
in difficoltà: il nome di Gesù, il nostro Fondatore, lo vedeva scritto
sulla loro fronte. Noi non possiamo essere ciechi.

Auguro anche a nome del Consiglio generale e della Comunità dei
SS.Giovanni e Paolo, una Buona Festa di S. Paolo della Croce a tutti i
religiosi, religiose e laici della Famiglia passionista con un
particolare ricordo per gli ammalati e per coloro che si sentono soli o
abbandonati: Dio sia la vostra forza. Amen.

Fraternamente.

P. Ottaviano D’Egidio, Superiore Generale cp.

Ritiro dei SS.Giovanni e Paolo
Roma
 
18 ottobre 2011
Festa di S. Luca Evangelista

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