RELAZIONE PER IL SINODO
Roma - novembre 2004
Carissimi confratelli,
Non
penso che vi aspettiate una presentazione scientifica e tecnica del tema della
ristrutturazione. Alcuni accenni li farò durante il mio intervento, ma penso
che in questi giorni noi tutti dovremmo arrivare a comprendere questo tema più
o meno concordemente. Il mio contributo a questo sinodo verterà sulla
situazione presente della congregazione e spiegare perché oggi nella nostra
congregazione parliamo della ristrutturazione.
Nel sinodo celebratosi nel
Secondo me questi dati geografici e
statistici ci danno un’idea dell’implantatio
della congregazione nel mondo e ci chiariscono quanti siamo adesso e le
potenzialità che abbiamo per affrontare la missione che è stata affidata a noi
passionisti, nonché il nostro dovere di curare le forze affaticate dal lavoro
svolto negli anni. La ristrutturazione è una risposta carismatica, vitale e
strutturale adeguata alla missione che ci è stata affidata, secondo le esigenze
e necessità nelle quali viviamo. In altri termini, vediamo la ristrutturazione
come un processo, una dinamica di trasformazione personale e comunitaria, che
esamina la realtà attuale, valuta le strutture che abbiamo, e si dispone a
cambiarle, se necessario, perché possiamo essere fedeli al carisma e al
servizio della missione. Quindi la ristrutturazione consiste fondamentalmente
nel trovare nuove maniere di organizzarci, stabilendo, se necessario, nuove
strutture per poter rispondere con maggiore fedeltà al carisma della
congregazione. Questo richiede anche una nuova sensibilità di fronte alle sfide
attuali, una nuova mentalità, un nuovo modo di testimoniare e di annunziare il
Vangelo. Per questo abbiamo bisogno di riscoprire una nuova base antropologica
per le nostre strutture, che sono sempre al servizio della persona e del suo
desiderio di vita. La ristrutturazione non può essere solo una reazione a
situazioni contingenti che necessitano una posizione precisa e una conseguente
azione. La ristrutturazione deve soprattutto nascere da un atteggiamento
positivo; se insieme ad essa non ci fosse anche il desiderio di vitalità e viabilità,
e noi trovassimo solo una soluzione a livello amministrativo, o la sicurezza
del futuro, potremmo anche fare della ristrutturazione un’urgenza per via ad
es. del numero ridotto delle vocazioni, ma tutti questi sforzi sarebbero, pur
sempre, un processo incompleto e puntuale, se noi affrontassimo le difficoltà
senza andare alle radici con la mentalità adeguata: la ristrutturazione è per
la vita.
Non possiamo dire che niente è cambiato da
quando è nata la nostra congregazione. Ogni tanto valutiamo il nostro cammino
percorso, cambiamo i nostri Regolamenti se necessario, chiediamo alla Santa
Sede di cambiare le costituzioni quando notiamo che il mutamento del mondo o la
sua visione non permettono più la loro osservanza. Ci sono delle province che
ogni tanto cercano di adattare le proprie strutture in base alle loro esigenze
e forze disponibili con la sola preoccupazione di adempiere la nostra missione.
Questo per dire che noi non partiamo da zero per
P.
Fattori
positivi e negativi che spingono alla ristrutturazione oggi.
1.
Mondo
come luogo di adempimento della nostra missione: Secolarizzazione e
Globalizzazione.
Chi di noi può dire che il mondo di oggi non
ci interpella, quando si considerano alcuni segni dei tempi ed alcuni mezzi
usati 50 anni fa? Chi può ancora pretendere che questi mezzi e metodi siano
ancora di moda oggi? Chi ci dice che il modo di avvicinare i giovani d’oggi con
lo stesso metodo di 50 anni fa sia ancora valido?
Con il mondo che cambia così rapidamente a
molti di noi è capitato di chiedersi se la nostra missione abbia ancora un
senso che la legittimi profondamente, e soprattutto se essa abbia delle
prospettive future. Talvolta ci viene da chiederci se l’intuizione spirituale e
missionaria di San Paolo della Croce con tutta la tradizione che ne è derivata,
abbia ancora il diritto di cittadinanza in questo mondo. Il fenomeno della
secolarizzazione ormai si insinua ovunque; la globalizzazione, diventata quasi
una moda nel mondo di oggi e alla quale del resto nessuno può rimanere
indifferente, continua la sua integrazione sottomettendo tutta l’umanità alla
sua disciplina e logica. E molti altri fattori che caratterizzano questo mondo
fanno sì che non possiamo più portare avanti la nostra missione senza
domandarci spesso sulla sua validità ed efficacia.
2.
Il
calo complessivo delle vocazioni nella congregazione.
Le statistiche ci hanno mostrato come la
congregazione stia attraversando nel complesso un processo di diminuzione. Il
numero dei giovani che 50 anni fa si consacravano nel primo mondo si ritrova
oggi sotto zero. Il nuovo mondo dà alcuni segni di crescita, ma anche lì si sta
constatando un calo delle vocazioni. Naturalmente le cause di questo calo non
sono le stesse dappertutto.
3.
Età
dei religiosi nel primo mondo.
Nel primo mondo la maggior parte dei
religiosi ha un’età molto avanzata; questo significa che le forze sono in
diminuzione costante e che è necessario riflettere su una nuova presenza nel
mondo. Significa anche che la congregazione deve cercare di organizzarsi per
creare delle nuove strutture viabili per i religiosi che hanno un età avanzata.
Forse bisogna cominciare da quelle province dove più del 70% di religiosi sono
molto anziani, e i meno anziani rischiano di non essere capaci di portare
avanti sia l’apostolato che la cura dei religiosi nei conventi. Come arrivare
ad una soluzione adeguata in una situazione complessa? E quindi è bene
domandarsi in dialogo sincero con gli interessati religiosi nella ricerca di
soluzione. Forse si potrebbe pensare ad un restauro di una parte del convento
per i nostri confratelli, oppure fare delle convenzioni sanitarie con le
organizzazioni già esistenti in questo campo? O un’altra soluzione? In ogni
modo, una risposta a questa domanda esistenziale deve essere cercata nelle aree
dove non è stata già trovata una soluzione soddisfacente.
4.
Lo
sviluppo della congregazione nel nuovo mondo.
Per nuovo mondo intendo le parti dove la
congregazione è stata fondata recentemente, ossia l’Africa, una parte dell’Asia
e una parte dell’America Latina. Qui la congregazione ha cominciato a segnare
la sua presenza in tempi recenti ed è in fase di crescita; ma secondo me è una
crescita frenata, perché anche lì hanno cominciato a sperimentare una carenza
di vocazioni, o magari si trovano in difficoltà economiche che non consentono
di continuare un reclutamento numeroso dei candidati.
5.
Il
desiderio di apertura alle realtà del mondo attuale: l’Interculturalità.
La gente del mondo d’oggi ha in generale una
mentalità cosmopolita, ossia ha voglia di conoscere il mondo e il desiderio di
conoscere quello che si fa, come si vive altrove, ecc. Non ci sono più delle
nazioni dove si possa ancora dire: ‘Questa cultura è tipica di queste nostre
parti’, e ciò proprio a causa delle mutazioni che conosciamo oggi. C’è uno choc
culturale che non si può ignorare, anzi deve essere tenuto ben presente.
Purtroppo nella nostra congregazione sempre meno giovani esprimono il desiderio
di andare in missione - cosa che quindi non conferma questa mentalità - anzi
ognuno vuole rimanere a casa sua, nella sua provincia, vice provincia e
vicariato. Ma forse questo è dovuto alla concezione che oggi abbiamo della
nostra realtà che è sempre più localizzata; ma va anche detto che il diminuito
numero dei giovani nelle province incide in maniera decisiva.
6.
La
migrazione dei popoli.
Le etnie provenienti dal Sud o Est del mondo
si insediano sempre più spesso in paesi del Nord e Ovest, in genere prive della
necessaria assistenza pastorale. L’annunzio del vangelo non ha confini e
insieme a tutta la Chiesa dobbiamo sentirci interpellati da queste nuove
presenze e trovare il modo adeguato di raggiungerli e portare loro il vangelo.
E’ naturale che queste presenze creino qualche difficoltà psicologica di
accettazione da parte di alcune persone radicate nelle loro culture
(sicuramente in modo sbagliato); ma questo atteggiamento si può superare
inserendosi nella cultura cristiana in cui l’amore che non ha confini ci spinge
a portare il vangelo nel mondo intero e ad ogni popolo.
I nostri fratelli e
sorelle che fanno parte del movimento laicale e che amorosamente condividono
con noi il carisma di S. Paolo della croce, non possono più rimanere fuori del
nostro processo di ristrutturazione, anzi devono essere coinvolti indebitamente
in questo cammino. Diverse province fanno esperienze positive con i nostri
fratelli e sorelle del movimento laicale, una realtà che nel tempo di oggi
nella nostra congregazione, non può più rimanere ignorata, ma al contrario deve
essere integrata ed incorporata nel dinamismo del nostro processo di
ristrutturazione. La presenza del movimento laicale passionista oggi è un segno
interpretato positivamente e che porta molta vita e molte speranze nella
congregazione.
8.
Inadeguatezza
delle forme e strutture di vita.
Le nostre forme e maniere di vivere causano
indubbiamente ai giovani di oggi delle serie difficoltà o barriere. Non solo le
forme di vita, quali l’osservanza, gli orari ect…, ma anche le strutture: le
case religiose o conventi nei quali si svolgono queste forme di vita, forse non
sono più attraenti per i giovani.
CHE COSA E’ STATO DETTO
NELLE CONFERENZE SULLA RISTRUTTURAZIONE?
Ho partecipato ad
alcune assemblee delle conferenze che avevano come tema:
a.
Secondo
la conferenza passionista dell’Asia Pacifico (PASPAC), ristrutturare significa
trovare un altro modo di essere passionista nella loro regione; significa anche
rafforzare le unità povere di personale nella loro conferenza. Avere un’altra
visione dell’essere passionista.
b.
In
Africa la ristrutturazione è vista come una nuova maniera di collaborare tra i
vicariati. Questa conferenza, essendo costituita solo dai vicariati, vede
questa realtà come un dinamismo che deve aiutare i vicariati nel loro sviluppo
verso una maggiore autonomia, perché sono delle realtà in crescita della
congregazione. Quindi collaborazione e sviluppo.
c.
Nord
Europa (NEC): Discorso molto complesso. Si richiamano due aspetti: 1) La
problematica della cura dei confratelli anziani nelle nostre comunità: si fa
necessario di trovare soluzioni adeguate per rendere la vita dei nostri anziani
più vivibile. Ma in che modo? La ricerca delle soluzioni adeguate sarà
affrontata in dialogo con gli stessi religiosi anziani. 2) La nostra presenza
pastorale in questo mondo secolarizzato e globalizzato. Lasciare le strutture
come sono adesso o crearne di nuove con le forze più giovani? Non si sa come
progettare e né come affrontare questo processo.
d.
Conferenza
della Penisola Iberica (CII). Non si può pensare alla ristrutturazione in
questa regione solo al livello geografico, bisogna andare aldilà. Inoltre le
province della Spagna non possono abbracciare questa realtà senza integrarla
con la realtà della loro presenza attiva e numerosa in Centro-America. Però si
sente l’urgenza di cominciare questo processo, anche se non viene esplicitato
apertamente per le difficoltà a trovare indirizzi adeguati.
e.
In
America del Nord (IPCM) la ristrutturazione è sentita come un bisogno da
soddisfare dando delle risposte adeguate, secondo un processo da maturare e da
portare avanti con coraggio, convinzione e scrupolosità. Padre
f.
La
conferenza italiana (
g.
Queste sono alcune idee emerse negli incontri
delle conferenze ai quali ho partecipato. Naturalmente ci sono tante idee, ma
dobbiamo riconoscere che tutti noi siamo ancora nella fase di interrogazione.
Vorrei riprenderne alcune a grandi linee:
La ristrutturazione è un processo da avviare
nella congregazione perché essa possa rispondere meglio alle sfide del mondo
attuale. Per entrare in questo processo è necessario chiedersi seriamente: Sono
le nostre attuali strutture effettivamente ed efficacemente al servizio della
missione passionista? Come funzionano queste strutture? Ci aiutano realmente ad
adempiere alle esigenze del carisma e a rispondere alle urgenze pastorali del
mondo di oggi? A quali urgenze pastorali è chiamata a rispondere oggi la congregazione?
Quali strutture ci servono perché possiamo rispondere meglio a queste urgenze?
Quali criteri abbiamo per identificare il nostro impegno con i più poveri e
abbandonati? Cosa ci aiuta a discernere le vere urgenze pastorali? Queste
domande possono sembrare astratte e lontane dalle nostre preoccupazioni e
normali occupazioni, ma sono delle domande che sono applicabili ai differenti
fattori che abbiamo enumerati che ci spingono ad abbracciare il processo della
ristrutturazione.
CONVERSIONE
Siamo chiamati alla conversione. Siamo
chiamati a riesaminare il cammino fin qui percorso, a ridiscutere la nostra
risposta alle esigenze attuali della missione come voluto da San Paolo della
Croce, a rivedere il nostro stile di vita, la nostra mentalità e il nostro modo
di organizzarci. Siamo invitati a rispondere con fedeltà creativa alle sfide
della missione nel mondo di oggi. Siamo chiamati ad essere fedeli al carisma
della congregazione e allo spirito del Fondatore. Siamo chiamati ad
approfondire le nuove maniere di rispondere alle esigenze dell’annuncio del
vangelo, di annuncio della memoria passionis con una testimonianza di vita
rinnovata anche nelle strutture.