Congregazione della Passione

Passionisti della Conferenza Asia/Pacífico (PASPAC)

 

Discorso iniziale del P. Ottaviano D`Egidio, C.P.

Superiore Generale

 

Cari Confratelli,

 

è una gioia partecipare a questo primo incontro tra l'Assemblea PASPAC e la Curia Generale e la Commissione per la ristrutturazione qui nel Ritiro di Glen Osmond, vicino Adelaide. Stiamo godendo della bellezza e fraterna e calda ospitalità di questa casa, del paesaggio e degli amici della comunità e dei fedeli della parrocchia. Grazie. Saluto oltre a voi tutti, anche le suore passioniste presenti e gli economi delle Province, Vice province e Vicariati che per l'occasione si sono incontrati, anche loro per la prima volta, con l'Economo generale, P. Battista Ramponi; così come saluto con piacere P. Kevin Dance, rappresentante della Congregazione all'ONU. A tutti benvenuti e felice, anche a nome del Consiglio Generale, di vivere insieme questi giorni di riflessione e preghiera.

 

Lo Spirito Santo, titolare della Provincia che ci accoglie, ci apra il cuore e la mente perché possiamo seguire le sue indicazioni per attraversare il Mar Rosso della Ristrutturazione. Dio che abita la luce, come dice S. Paolo Apostolo a Timoteo (1 Tm 6, 13-16), ci faccia essere strumenti dello Spirito perché non rendiamo vana la parola della Croce e la nostra vocazione di contemplazione e annuncio della Passione di Gesù.

 

Sono contento che in questi tre giorni di Assemblea PASPAC, ci saranno momenti di preghiera e contemplazione e di meditazione sui valori tipici passionisti. Sì, perché soltanto dopo averla contemplata sul calvario e meditata in comunità nei nostri cori, possiamo abbassare la croce e metterla come ponte tra riva e riva sul fiume delle umana incomprensioni, dell'individualismo e dell'ingiustizia per farne passaggio alla fraternità, alla solidarietà, alla comprensione e pietà vicendevole. La croce, posta in orizzontale, tra rive e riva è il ponte dell'amore e della carità. E ci confermiamo nel nostro carisma e nella vocazione passionista.

 

E ci domandiamo certi della risposta: Quale carisma, quale dono spirituale avrebbe donato Dio a S. Paolo della Croce per il mondo di oggi? A quale vocazione Dio lo avrebbe chiamato? E quale Congregazione avrebbe fondato? Sarebbe ancora convinto oggi, S. Paolo della Croce che "la causa dei mali del nostro tempo è la dimenticanza della Passione di Gesù" e che essa è ancora il rimedio più efficace per i mali che affliggono il mondo moderno?

Ci rendiamo conto che la dimenticanza di cui parlava S. Paolo della Croce era quella stessa indicata da S. Paolo Apostolo quando parlava del pericolo di "rendere vana la Croce di Cristo" (1 Cor. 1, 17). La Croce è l'unico mistero di salvezza e partendo da essa si può "prendere parte alle tribolazioni degli uomini, specialmente poveri e abbandonati" (Cost. #3).

Qui il Crocifisso prende nome concreto e reclama la nostra parte nella sua Passione (Cost. #65). Se domandiamo come gli Apostoli: "Maestro dove abiti?" (Gv. 1,38) sentiamo che lui ci risponde: vivo in mezzo ai crocifissi di oggi. Lui stesso ci rimanda alla realtà violenta e alle situazioni del nostro mondo. Cosa significa allora oggi far memoria o rendere testimonianza alla Passione del Signore? Gesù Crocifisso è il luogo offerto dal Padre che costituisce la grande possibilità di salvezza. Sulla Croce comprendiamo chi è Dio e chi è l'uomo e si comprende la solidarietà che esiste tra il Crocifisso e i crocifissi e come la morte di Gesù sia un progetto di vita per l'uomo. Essa è la manifestazione suprema del Dio-Amore. Dalla Croce nasce una nuova comprensione della realtà del mondo. La Croce svela il Dio del futuro, della nuova creazione dove si realizzerà la pace predetta dai profeti per i tempi messianici: pace con se stessi, pace tra gli uomini e con la natura. Questo si potrà realizzare soltanto con l'accoglienza della Spirito della Passione.

 

Il recupero in Congregazione e in noi della piena identità nella "memoria passionis" darà nuova vitalità e capacità di vita con incremento della credibilità e quindi con possibilità di avere nuove vocazioni con maggiore perseveranza ed autentica testimonianza.

 

Non è principalmente la quantità di lavoro che fa crescere la comunità sia essa religiosa o familiare, ma la qualità: una comunità, non la si organizza, ma la si genera con la fecondità dei carismi. E fra tutti i carismi quello della santità è il più fecondo. Ritorniamo, anche qui, al bisogno della centralità di Dio e della sua Parola nella nostra vita. La nostra vita è su un piano di fede ed in essa va vista e valutata.

 

La più alta espressione della vita di Gesù è stata la sua morte in croce, nell'obbedienza totale alla volontà del Padre e nel suo dono d'amore. Mentre accettava la massima "improduttività" che è la morte, svuotandosi di ogni potere in cielo e in terra (kenosi), realizzava la più alta "produttività" ristabilendo un'Alleanza Nuova con il supremo atto d'amore al Padre e a noi. È su questo piano d'amore e di obbedienza che il passionista, sia esso religioso o laico, pone le sue difficoltà anche fisiche, i problemi, l'età avanzante, le malattie con l'impedimento spesso al "fare". È la partecipazione al mistero pasquale di Gesù e la sua continuazione.

 

È iniziato, con il Sinodo generale celebratosi a Roma alla fine di novembre passato, il processo di Ristrutturazione della Congregazione. Compito del Sinodo infatti è stato di discernere "il disegno e la volontà divina", oggi, in riferimento alla nostra Congregazione e alle sue strutture; è stato riflettere sulla nostra vita, come Congregazione, all'interno dell'attuale mondo globalizzato e sul senso e l'efficacia della nostra missione in esso.

 

Non ci nascondiamo le difficoltà della ristrutturazione ed è giusto non nascondercele. Sarà fatica e ci saranno ostacoli; ci vorrà anche chiarezza e non sempre all'inizio sarà tutto chiaro. Anzi all'inizio potrà accadere che sarà molto oscuro. Quello che si nasconde, quello che si ignora sono soprattutto le vie dell'avvenire che Dio sta preparando per la Congregazione e per noi.

 

Spesso ci sentiamo come ciechi alla ricerca della luce, della libertà dell'anima. E anche a noi, come aveva rassicurato Israele, il Signore dice: "Farò camminare i ciechi per vie che non conoscono, li guiderò per sentieri sconosciuti" (Is 42, 16). Dio è la nostra certezza e guida nel cammino della Ristrutturazione. E saranno le stesse scelte di vita, se sceglieremo la vita, che ci sospingeranno ad andare avanti. Le risposte e le indicazioni sulla ristrutturazione non sono precostituite, scaturiranno dal processo di discernimento attuato in tutta la Congregazione.

 

Infatti oltre i messaggi e le decisioni del Sinodo, è stata inviata alla Congregazione la lettera di Avvio della Ristrutturazione e con la collaborazione esperta e appassionata del confratelli della Commissione, P. Nicholas Postlethwaite, P. Denis Travers e P. Adolfo Lippi, sono state inviate lettere nominali a tutti i religiosi, alle comunità e ai Superiori Maggiori e rispettivi Consigli. Un coinvolgimento che ancora andrà avanti e sarà parte essenziale anche del prossimo Capitolo Generale dell'ottobre del 2006.

 

La ristrutturazione è una possibilità che ci viene offerta dallo Spirito, è un aprire le porte e va vissuta come una ricchezza e non come un impoverimento o come un imprigionamento del cuore; va vissuta in un clima di carità vicendevole. Io credo che dobbiamo andare avanti con fiducia e speranza; perché nonostante le difficoltà abbiamo le potenzialità per ben operare.

 

Il Signore ci aiuti nel cammino verso l'Emmaus della ristrutturazione, ci illumini e dia tanta positività a noi, ai nostri confratelli e anche ai laici della Famiglia passionista che saranno anch'essi parte di questo processo.

 

Il carisma è forte, è presente. Alto è il senso d'identità, ma dobbiamo liberarci con coraggio dalle cose che frenano e ci impastoiano. Il Signore della vita è con noi e non possiamo perdere il momento storico. È il tempo ultimo, è la chiamata “prima che arrivi lo sposso” e chiuda la porta, come ci ammonisce la parabola, delle vergini sapienti e delle stolte.

 

Certo la prima ristrutturazione nasce dal cuore con il recuperare una forte vita interiore nella Passione di Gesù, ma nel contempo non dobbiamo temere di cambiare le nostre strutture, anche a livello giuridico. Non dimentichiamo poi che San Paolo della Croce ha cambiato le Regole addirittura fino a pochi mesi prima della sua morte. Noi possiamo dare nuovo impeto e un nuovo impulso alla Congregazione. Quindi dico a voi e a me stesso: Andiamo avanti, anche se non vediamo tutto chiaro, perché il Signore ci vuole in questa direzione, il Signore lo vuole; vuole il Passionista in cammino per il rinnovamento. I timori che abbiamo mettiamoli ai piedi del Crocifisso come faceva San Paolo della Croce. Non dubitiamo: il Signore è nella barca con noi per passare all'altra riva.

 

Sono convinto che S. Paolo della Croce vorrebbe che questo nostro cammino avesse come solida fondazione una forte comunione con il Signore incentrata nel suo mistero pasquale della morte e resurrezione. Lui ne è consapevole, ne sono piene le sue lettere e  lo ha lasciato a noi come eredità che soltanto una forte presenza di vita di Dio in noi può dare efficacia alla Missione. Ma conosce, da Padre, la nostra fragilità e ci riproporrebbe anche oggi, a noi, i valori che possono facilitare la nostra vita spirituale e quindi la presenza di Dio in noi. Ne ricordo brevemente alcuni "tipici" della sua e quindi anche nostra spiritualità passionista.

 

S. Paolo della Croce aveva una devozione particolare a Gesù Bambino dormiente sulla croce, del quale custodiva nella stanza un quadro che ancora conserviamo. Lo commuoveva fino alle lacrime la notte di Natale nel portare in Chiesa in processione con la comunità la piccola statua del Bambino stretto e avvolto in fasce. Mistero d'amore e di passione già l'incarnazione, per lui non era meno re dei giudei il Bambino adorato dai Magi, dall'uomo cui Pilato fece apporre una scritta sulla Croce: "Gesù Nazareno, re dei giudei". La grotta di Betlemme e il Calvario sono un unico disegno d'amore.

 

Il silenzio è possibilità di ascolto nel raccoglimento. Il silenzio delle cose e dell'anima permette di poter ascoltare le parole sommesse del Verbo e dello Spirito d'amore che provengono dal Padre. Fare silenzio dalle cose, da noi, lasciare sulla soglia dell'anima la nostra stessa presenza per essere il niente che ascolta il tutto. Nel silenzio Dio può parlare e comunicare.

 

La stessa meditazione silenziosa della Passione di Gesù di tutta la comunità passionista riunita in coro sarà una segreta e misteriosa comunione d'amore che ci illumina sulle pene di Gesù.

 

E la solitudine è lo spazio dove il silenzio è possibile. Parla la natura e Dio. Sul Monte, soli con se stessi e con Dio, si può naufragare nella stessa presenza amorosa di Dio. I frastuoni del mondo sono lontani, c'è una distanza critica e un ridimensionamento delle preoccupazioni. Fondare i "Ritiri" sul Monte in solitudine è stato per essere più vicini a Dio. È ritemprarsi per la Missione. È possibilità di immergersi nell'orazione e contemplare i misteri di Dio. Si può avvertire Dio presente. L'Orlandini diceva del Fondatore ai tempi in cui vivevano all'eremo di S. Antonio sul Monte Argentario: "spessissimo" la sera andava a nascondersi "tra due scogli" per trattenersi in preghiera nel silenzio della notte fino all'ora del mattutino.

 

"La sua orazione", testimoniava la Calabresi, "era altissima, la sua vita era una continua orazione". Con fervore un giorno disse a Fratel Francesco "Io non posso capire come mai si possa trovare alcuno che non pensi sempre a Dio." Ma custodiva e proteggeva le condizioni e le premesse per poter pregare. In una lettera in cui parla di contemplazione fatta nel silenzio o "in spirito e verità" conclude: "Questa divina pesca nel mare della divina carità, da cui procede questo mare della Santissima Passione di Gesù Cristo che sono due mari in uno, si fa nel regno interno dello Spirito in fede purissima e ardente amore"[1].

 

La povertà sarà un altro valore che permetterà di immergersi nei misteri di Dio per la libertà che può donare e per il distacco dalle cose. Il nostro Fondatore dava molta importanza a questo "vessillo" dietro al quale cammina la Congregazione in libertà di spirito.

 

Ma non possiamo concludere senza ricordare Maria. S. Paolo della Croce oltre ad aver compreso che l'unico rimedio per i mali del mondo è la Passione di Gesù, "il miracolo dei miracoli dell'amore", contemplata, testimoniata ed annunciata, aveva anche una forte spiritualità mariana: la Passione del Figlio Gesù e della Madre costituiscono una sola Passione. Egli compara i dolori di Maria all'oceano, e dice che "nella Passione di Gesù, ci sono due oceani di dolori, l'uno è quello del figlio e l'altro è della madre" e in effetti è lei che comprende fino in fondo il mistero della misericordia di Dio avendo sperimentato la partecipazione dolorosa alla passione del Figlio.

 

Dolore separato uno dall'altro tanto do non potersi identificare, né farne di due uno, . eppure così intimamente legati da non poterci scoprire distanza. La morte del cuore senza versamento di sangue, quello della Madre, e la morte di sangue entrato per la "porta stretta" appena aperta dai chiodi, dai flagelli e dai fascio di spine in testa, quella dei Figlio; eppure morte di sangue anche quella di Maria che si dissanguava nel Figlio.

 

Stava sotto lo croce esanime e forte,

appena un sottile pallore sul volto

mentre Gerusalemme le trapassava il cuore.

Invisibile e tenue unguento sulla ferita la nostalgia di Nazareth

e il ricordo dei giorni passati insieme al Figlio e allo sposo Giuseppe, il giusto.

 

Nazareth, il Tabor di Maria, con la tenda costruita sul monte:

la bottega del falegname, l'odore di resina dei trucioli di legno piallato

e le acri volute della colla sul fuoco bollita in recipienti di rame.

 

"L'odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi (Ct. 3, 10).

Profumi di famiglia e nostalgia di casa,

nostalgia del Tabor domestico con Dio incarnato - trasfigurato in Figlio.

E ora, esuli in Gerusalemme, come rifiutati e portati via, rimangono.

 

Si consegnano nelle mani degli uomini e al dolore.

Sanno infatti, che consegnandosi agli uomini si consegnano al dolore.

Consegna incondizionata, resa senza patteggiamento,

senza alzare voce o proferire parola come agnelli condotti al patibolo.

 

È crocifisso, Madre! Perderai il figlio,

l'unigenito e sarai per un attimo come sterile,

per generare poi d'improvviso alla sua voce,

"Donna ecco tuo Figlio",  

 

Coloro che lo insultavano ridendo  

e che non sapevano del tuo essere loro madre,

che non sapevano di essere di nuovo nati come fratelli del Crocifisso dileggiato.

 

Dalla maternità di Maria infatti nasceranno i figli più stranieri: finalmente gli orfani, i derelitti, i peccatori incalliti avranno una madre in comune con Dio.Anche Adamo ed Eva avranno una madre e perfino Giuda, se lo volesse, avrebbe la più dolce delle madri.  Un nuovo mondo nasce sotto la Croce.

 

Ed oggi, qui nel Ritiro di Glen Osmond, vicino Adelaide, in occasione dell'Assemblea PASPAC e l'incontro di essa con il Consiglio Generale poniamo sotto la protezione di Maria, Madre della Ristrutturazione della Congregazione, il processo di rivitalizzazione della nostra vita e missione nel mondo, deciso ed iniziato nel Sinodo di fine novembre 2004 a Roma.

 

Sono brevi cenni, e solo di alcuni, dei valori della spiritualità di S. Paolo della Croce, il quale li riteneva come un habitat per "l'immersione" nel "mare" della Passione di Gesù. Li reputiamo ancora validi per il nostro tempo e da perseguire sia dai religiosi che dai laici, anche se in contesti diversi: daranno benefici sia per l'anima che per il corpo.

 

S. Paolo della Croce, nostro Padre ci benedica e ci accompagni.

 

 

18 settembre 2005             

P.Ottaviano D'Egidio, CP