“Andiamo incontro al Signore che viene”

 

Carissimi religiosi, sorelle e fratelli della Famiglia Passionista,

“Andiamo incontro al Signore che viene”, quante volte in questi giorni siamo stati invitati dalla preghiera e dalla liturgia a “cercare” il Signore, a percorrere i sentieri che lui percorre per incontrarlo e far festa.

 

Nell’avvento ci ha accompagnato Maria, che “si mise in viaggio verso la montagna” (Lc 1, 39), subito dopo l’Annunciazione, nell’attesa operosa del Figlio.

 

Con Giuseppe, suo sposo, “salirà in Giudea” per il censimento e sarà Betlemme. Il Signore nascerà in una grotta per animali “perché non c’era posto per loro nell’albergo”. L’Onnipotente creatore del cielo e della terra che sorregge l’universo e misura il tempo, il “il Figlio dell’Altissimo” al quale “il Signore Dio darà il trono di Davide e regnerà per sempre” è deposto in fasce in una mangiatoia (Lc 2, 7). Ricordiamo la tenerezza e la commozione che suscitava in S. Paolo della Croce vedere il Bambino Gesù stretto e avvolto in fasce e portarlo in processione la notte di Natale; così come contemplarlo bambino dormiente sulla croce nel quadro che custodiva nella sua stanza.

 

A Betlemme suo trono è una mangiatoia per animali, sul Calvario sarà la croce, il supplizio dei malfattori: se non fosse un malfattore non te lo avremmo consegnato” (Gv 18, 30). Betlemme e il Calvario rivelano il vero volto di Dio. È una nuova immagine rispetto a quelle di potere e di gloria che si poteva avere precedentemente. Egli muore a se stesso per amore fin dalla nascita. Mentre l’uomo tende a salire verso l’alto, scrive von Balthasar, il Verbo di Dio vuole scendere in basso. E anche “voleva sprofondare così a fondo che ogni cadere sarebbe stato un cadere dentro di lui”, perché non si poteva cadere più in basso, non c’era spazio, il suo era il limite più basso possibile.

 

Conformarsi a Cristo, perciò, significa rovesciare la tendenza profonda dell’uomo a salire, scegliendo di scendere. Questo è il senso della conversione espresso nella dottrina dell’infanzia spirituale: se non vi convertirete e non diventerete piccoli come questo bambino non entrerete nel regno dei cieli. Perché chiunque diventerà piccolo come questo bambino sarà il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18, 3). Gesù ai suoi discepoli che desiderano essere i primi nel Regno di Dio rivolge l’invito di farsi servi e ultimi. Non c’è spiritualità della carità che non supponga una spiritualità dell’abbassamento.

 

“Andiamo incontro al Signore che viene”. Il farsi piccoli è uscire da noi stessi per poterlo incontrare e riconoscere: “Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria, Giuseppe e il Bambino”, come era stato detto loro. Il “segno” della gloria di Dio sarà “un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia” come “segno” sarà la morte in croce e la resurrezione di Gesù: “Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona” (Lc 11, 29).

 

È il rimprovero di Gesù all’incredulità e all’incapacità di riconoscerlo. La stessa incapacità, “i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo” (Lc 24, 16), che avranno i due discepoli che “erano in cammino” verso Emmaus. “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino?” diranno poi i discepoli dopo che “si aprirono i loro occhi e lo riconobbero”.

 

Gesù potrà dire anche a noi “Stolti e tardi di cuore nel comprendere”, se non avremo occhi e cuore per riconoscerlo mentre cammina con noi nella nostra storia personale e di Congregazione. Sarà necessario l’ascolto e la conversione, uscire da noi stessi e dalle sicurezze consolidate per anni nella vita religiosa. “Ecco faccio nuove tutte le cose”, ci dice il Signore con il soffio dello Spirito che guida gli eventi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Evento importante per la Congregazione è stato il Capitolo generale celebratosi a Roma dal 1 al 21 ottobre passato. Un Capitolo che ora in prossimità del Natale dobbiamo leggere e comprendere nell’ottica dell’Avvento e della nascita di Gesù, “oggi vi è nato nella città di Davide, un Salvatore che è il Cristo Signore” (Lc 2, 11) e della possibilità di una nuova nostra nascita in Lui.

 

Allora perché indugiare, perché dubitare ancora? Partiamo “senz’indugio” come Maria dopo l’Annunciazione, come i pastori per “trovare” il Bambino; “partiamo senz’indugio” con l’entusiasmo dei discepoli di Emmaus: “Il Signore è veramente risorto” ed è vivo tra noi. L’impegno nel cammino della Ristrutturazione al quale il Capitolo ci ha chiamati, sarà espressione della conversione del cuore. È essere partiti e proseguire “senz’indugio” nel rimodellare e vivificare la Congregazione.

 

La Dichiarazione Centrale del Capitolo stesso che ci guiderà per i prossimi sei anni è una chiamata a un nuovo modo di riflettere, di dialogare e di interagire. Questa risposta alla chiamata di Dio ci aiuterà ad affrontare i problemi di oggi in modo più adeguato e creerà le condizioni per una sano sviluppo e crescita per il domani. Le fasi di questo lavoro dovranno essere due, una fase, interna alla propria Provincia, Vice-provincia e Vicariato e l’altra esterna, di interazione tra le varie entità e zone. Può accadere che i prossimi due anni non siano sufficienti per completare la fase di processo prevista, ma sarà comunque utile condividere il cammino fatto nel Sinodo generale del 2008.

 

Ruolo e compito di particolare rilievo e responsabilità nel processo della Ristrutturazione è quello dei Superiori Provinciali, Vice-provinciali e Vicari Regionali per il loro di servizio di pastori e guida. Essi possono favorire, con il loro impegno e disponibilità, i piani di Dio per la Congregazione.

 

Sarà vitale prendere in considerazione le 10 priorità decise dal Capitolo generale e alla loro luce verificare e valutare la propria realtà e progettare un piano aperto alla realtà delle altre province che potrà portarci in futuro anche ad entità territoriali diverse dalle attuali. I prossimi Capitoli provinciali potranno essere delle opportunità per impostare le programmazioni capitolari alla luce della Dichiarazione Centrale del Capitolo e delle 10 priorità.

 

Il Consiglio generale accompagnerà il processo in questi due anni con ascolto e dialogo. E in questo spirito di collaborazione per il cammino della Ristrutturazione il Consiglio generale parteciperà volentieri, quando sarà possibile, agli incontri delle Conferenze.

 

Con la presente verrà inviata la Dichiarazione Centrale del Capitolo con le 10 priorità, le proposte approvate e il lavoro della Commissione capitolare risultato del dialogo avvenuto in aula sul Carisma, sulla Missione e sulla Ristrutturazione. La restante documentazione del Capitolo generale, Atti, Conferenze, Rapporti, Relazioni e Omelie sono in fase di preparazione e saranno inviate prossimamente appena pronte. Ci impegneremo a pubblicare la documentazione essenziale del Capitolo nelle undici lingue in uso nella Congregazione. Ricordo ai Superiori provinciali ed agli Economi, il decreto che impegna i Superiori maggiori a favorire lo studio delle lingue per i religiosi che lo desiderano, ma specialmente per i nostri giovani

 

Le scelte del Capitolo hanno modificato la composizione del Consiglio generale e questo avrà, come conseguenza immediata, un riordino dei compiti dei Consultori e del loro lavoro e la riorganizzazione della Curia, dei suoi Uffici e della Segreteria. Stiamo studiando anche una riorganizzazione delle Comunicazioni e del sito Web. Continueremo la pianificazione nella prossima Consulta che si terrà a Roma dal 10 al 15 febbraio 2007 anche in riferimento alle proposte approvate, alle commissioni ed alle raccomandazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’urgenza degli avvenimenti e della vita ordinaria delle Province, nel 2007 saranno celebrati 10 Capitoli con relative visite canoniche, tutti raggruppati nei primi sette mesi dell’anno, ci ha indotti a decidere la individuazione di quattro zone pastorali che faranno particolare riferimento ad un Consultore generale: Africa (CPA) e Nord Europa (NECP) – P. Denis Travers; America Latina (COPAL) e Italia (CIPI) – P. Luis Alberto Cano Seijo; America del Nord (IPCM) e Spagna (CII) – P. Luigi Vaninetti; Asia e Pacifico (PASPAC) - P. Clemente Barron.

 

Siamo in discernimento se è opportuno, a livello funzionale e di animazione, che i Consultori siano anche di riferimento per due o più delle 10 priorità decise dal Capitolo generale.

 

Le visite canoniche non saranno sempre effettuate dal Consultore di riferimento dell’area, ma le potrà effettuare anche un altro Consultore o un altro religioso al di fuori del Consiglio o della Curia generale. Ci ispireremo al principio della “flessibilità funzionale”. In riferimento alle stesse visite canoniche stiamo valutando un nuovo modo di effettuarle anche con l’aiuto, ove possibile e con modalità da studiare, dell’Economo generale per i settori economici e finanziari.

 

Il Capitolo, inoltre, per rendere più efficace il processo della Ristrutturazione in atto ed in funzione ad esso, ha optato per la scelta di un Coordinatore interno ad ognuna delle aree. Il Coordinatore non ha potestà giuridica, ma è suo compito animare la propria area in riferimento al processo di Ristrutturazione ed essere di collegamento con il Consiglio generale.

 

Dovrà essere compito delle Conferenze, appena possibile, ma almeno entro il prossimo mese di maggio 2007, nominare il Coordinatore della propria area e comunicarlo al Consiglio generale. Sarà anche compito delle stesse Conferenze adeguare la propria normativa alla nuova composizione del Consiglio Generale che non prevede più un Consultore eletto specificatamente per l’area.

 

Carissimi religiosi e fratelli e sorelle della Famiglia passionista, stiamo vivendo un momento importante della vita della Congregazione e nostro. La Dichiarazione Centrale del 45° Capitolo generale, che è cuore e chiave del Capitolo stesso, ci impegna a portare avanti “con entusiasmo” il processo della Ristrutturazione. Lo riconosce, nel discernimento, come chiamata di Dio per approfondire l’impegno della Congregazione per la Memoria passionis. La fedeltà all’opera dello Spirito che ci sospinge è espressa da un nuovo modo di “riflettere”, di “interagire” tra di noi e dall’accettare la possibilità di “ricreare” le strutture e le istituzioni che sono al servizio del carisma.

 

La conversione è qui, nell’accettare queste novità mettendo in discussione, con libertà di mente e di cuore, le proprie certezze e le abitudini di pensiero e di vita.

 

Con l’individuazione delle 10 priorità che sono scelte e settori di particolare interesse per la Congregazione, il Capitolo ha decretato che ogni Provincia, Vice-provincia e Vicariato, sviluppi un “piano” per la propria vita e missione; per piano s’intende progetto di vita e scelte programmatiche. I “piani” dovranno essere condivisi regionalmente e poi con la Congregazione. Sarà compito del Consiglio generale promuovere il coordinamento perché tutte le parti della Congregazione interagiscono tra di loro. Il prossimo Sinodo verificherà lo stato del processo e indicherà i passi successivi.

 

Prima di concludere ricordo un adempimento specifico che dovrà essere effettuato dai Provinciali e loro Consigli entro i prossimi sei mesi: “Ogni Provincia e Vice-provincia studierà le proposte dell’Economo generale nella sua relazione al Capitolo e darà suggerimenti al Consiglio generale entro sei mesi” (proposta 10, 2° capoverso)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È già Natale e l’occasione è propizia per inviare auguri di serene festività e Buon Anno 2007 a tutti i religiosi della Congregazione sparsi in 57 nazioni e alla Famiglia Passionista, con la speranza e la preghiera che il mondo ritrovi la pace. Sembra inascoltato il canto degli angeli nella notte di Natale: “pace in terra agli uomini e alle donne di buona volontà”. Noi ci impegniamo a realizzare la pace nelle nostre comunità, nelle famiglie e nei rapporti tra di noi: offriamo perdono e accettiamo il perdono e lo chiediamo al Signore col canto del Te Deum di fine anno. È un modo concreto per diffondere la “cultura della pace” che è figlia dell’amore e della giustizia. Un ricordo tutto particolare per gli ammalati, per i giovani della Congregazione e delle nostre famiglie.

 

Buon Natale! Buon Anno!

 

25 dicembre 2006                                                    P. Ottaviano D’Egidio, CP

Natale del Signore                                                             Superiore Generale