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45º Capitolo Generale dei Passionisti 45º Capítulo General de los Pasionistas 45th General Chapter of the Passionists |
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OMELIA Per la chiusura del Capitolo generale della Congregazione, 22 Ottobre 2006 Cappella del S. Fondatore, Basilica dei SS. Giovanni e Paolo
Carissimi Fratelli della Congregazione e Sorelle, sia lode a Dio Padre che ci segue con la Sua Parola e completa il nostro lavoro del Capitolo ponendoci ,con le letture di oggi, al centro del nostro carisma e spiritualità. Io vi scorgo un segno della sua amorosa presenza ed un incoraggiamento a proseguire il cammino. Le nostre Costituzioni affermano che “ il primo formatore è Dio “, ( Cost.77). ed oggi ci vuole formare con la liturgia di questa 29° Domenica del Tempo Ordinario presentandoci nella prima lettura la figura del Servo di Dio : “ Disprezzato e reietto dagli uomini,uomo dei dolori che ben conosce il patire … offrirà se stesso in espiazione “.( Is.52,10). Il brano proposto della Lettera agli Ebrei ,nella seconda lettura , ci propone una parola di consolazione . Possiamo stare tranquilli e mantenere la nostra fede, perché abbiamo un grande Sommo Sacerdote ,Gesù Cristo, che non è separato e lontano da noi, ma è perfettamente solidale con le nostre situazioni .E’ stato provato lui stesso e sa cosa vuol dire attraversare le difficoltà, perciò è in grado di compatire le nostre debolezze ed è pronto ad offrirci misericordia e grazia. Ed è proprio perché ha partecipato alla nostra storia, si è preso a cuore la nostra miseria passando attraverso l’umiliazione più terribile. Senza paura, quindi, il credente può accostarsi al trono della Croce per ricevere misericordia e trovare benevolenza.. Infatti nel brano di oggi del Vangelo di Marco ai discepoli che disputavano per scegliere i primi posti nel “nuovo Regno“ e si sdegnavano uno con l’altro per gelosia , Gesù chiamatoli in disparte disse loro . “ Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano,e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra di voi però non è così: ma chi vuole essere grande si farà suo servitore e chi vuole essere il primo tra voi sarà come il servo di tutti. Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti “.( Mc.10,42-45 ). Sono le ombre, quelle dei discepoli, che sperimentiamo anche noi nella nostra vita personale, di comunità e di Congregazione e che in parte abbiamo sperimentato nel Capitolo. Ma Gesù ci ama con le nostre debolezze e fragilità,come amava i discepoli nonostante la fatica che facevano a capire quanto diceva loro. I due apostoli fratelli, Giovanni e Giacomo, vogliono cautelarsi e chiedono egoisticamente a Gesù un posto privilegiato “nella sua gloria” terrena che ormai ritenevano vicina. Tale richiesta è subito dopo un annunzio di Gesù della sua ormai prossima passione . Ma loro non capiscono e non vogliono capire. Ma la loro debolezza e durezza di cuore a comprendere nonostante che vivessero con Gesù e che lo avessero come maestro, Lui sapienza incarnata, Verbo di Dio ci consola. Gesù li ha posti così fragili e contraddittori a nostro conforto. Non dobbiamo temere, ma come loro perseverare nella fede e nella sequela e nel riconoscere la nostra povertà e bisogno di misericordia e di compassione da parte di Dio e tra noi. Solo Giuda, del quale abbiamo inteso una catechesi mercoledì passato in piazza S. Pietro dal Papa, pensò di non aver bisogno di misericordia. Con orgoglio pensò che poteva pagare e saldare il conto del versamento del sangue di Gesù offrendo in cambio il versamento del proprio sangue: sangue contro sangue. Non fu tanto il tradimento a perdere Giuda, anche Pietro tradì , ma Pietro si pentì,” pianse amaramente” e la misericordia di Dio cancello quel tradimento; Giuda no , lui volle pagare di persona, non invocò perdono, non pianse ; non comprese che soltanto la misericordia di Dio poteva colmare il divario tra il suo peccato e Dio stesso e fuggì disperato verso la morte. Non ebbe fiducia in Gesù,non confidò in Lui. Ma noi, crediamo in Gesù che contempliamo crocifisso e risorto. Purificati dalla Sua misericordia vogliamo metterci al servizio degli altri per fare come lui che non è venuto per essere servito,ma per servire. Regna, ma dall’alto della croce, donando la vita in riscatto per molti. La grandezza a cui chiama Gesù è il servizio degli altri fino al dono totale di sé. E’ il mistero pasquale che siamo chiamati a vivere e ad annunziare e che
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abbiamo sperimentato in parte, in questi giorni di Capitolo non sempre facili. Sono convinto che lo Spirito Santo ha gettato il seme della sua forza vitale nel nostro cuore e nella Congregazione perché possiamo portare avanti il progetto che Dio ha su di noi . Ma pur nella diversità dobbiamo camminare uniti. Nel dialogo, in questi giorni abbiamo sperimentato la gioia della differenza e la capacità di sincronizzarsi con gli altri come Gesù con i discepoli di Emmaus. Certamente si poteva fare di più e meglio .Siamo convinti infatti che l’amore si esprime anche nel dialogo che permette il riconoscimento dell’alterità e della dignità dell’altro. Il dialogo crea amicizia, che è trasparenza dell’amore di Dio, aiuta a conoscersi e facilita il camminare insieme. La vera fraternità vive di queste sensibilità e attenzioni. Il processo della ristrutturazione ci sfida alla fraternità e alla comprensione pur nelle differenze; ci sfida ad offrire fiducia e a ricevere fiducia . Per essere solidali è necessario coltivare una apertura accogliente e provare la gioia della differenza . Le parole della preghiera di Gesù:” Padre siano una cosa sola, come noi” (Gv.17,11) ci aprono al bisogno di relazioni positive che per noi passionisti affondano le radici nella Passione di Gesù. Il Mistero pasquale in riferimento a Gesù e alla vita dei popoli e alla creazione è il nostro punto di partenza e il nostro punto di arrivo, perché purifica, redime e libera .Si è detto che l’amore deve farsi concretezza, l’ideale azione. La parabola del samaritano (cfr Lc 10,25-37) diventa emblematica e modifica i concetti di prossimo e di credente. Il samaritano si è fatto prossimo verso l’uomo che è incappato nelle mani dei briganti: “ Chi di questi ti sembra che sia stato il prossimo? “Il nuovo testamento è tutto qui! Non basta amare l’altro è necessario farsi prossimo,chinarsi verso chi soffre o ha bisogno, in altre parole, ”Va e fai tu lo stesso”, dice Gesù; ciò significa farsi prossimo come Dio Padre che si fa prossimo nei confronti dell’umanità e usa misericordia verso tutti . E la più grande misericordia del Padre è stato inviare Gesù che si è fatto talmente prossimo che non ha soltanto curato le nostre ferite,come il samaritano, ma le ha prese su di sé, si è sostituito a noi, si è consegnandosi “ai briganti che lo hanno spogliato, percosso“ ed è morto con iniqua sentenza sulla croce . E noi Passionisti per vocazione testimoniamo e annunziamo questo mistero d’amore e di follia amorosa . Cari fratelli e sorelle grande è la nostra vocazione e voglio ringraziare Dio di averci chiamati sul Calvario perché da lì, dai piedi della croce, possiamo vedere a valle e annunciare, dopo la Resurrezione di Gesù, che la tomba è aperta e vuota, segno e speranza di vita per noi e per l’umanità. Ma non voglio andare oltre è necessario il silenzio e la contemplazione . Voglio soltanto ringraziare Dio per il dono di questi giorni passati insieme nella fraternità per discernere la sua volontà per la vita e la missione della Congregazione. Voglio terminare con un breve cantico di speranza e d’amore alla Congregazione usando parole del Cantico dei Cantici:
Alzati, amica mia,
mia
bella, e vieni!
è
cessata la pioggia, se n’è andata; il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella
nostra campagna.
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e le viti fiorite spandono fragranza. Alzati, amica mia,
mia
bella, e vieni! nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro.
Maria Madre della Speranza, benedica tutti i religiosi della Congregazione, specialmente gli ammalati e coloro che soffrono, e le loro famiglie e ci apra il cuore alla fiducia . S. Paolo della Croce benedica noi e la Famiglia passionista e vi protegga nei viaggi di ritorno nelle vostre comunità e paesi. Amen
SS. Giovanni e Paolo 22 Ottobre 2006 P. Ottaviano D’Egidio Sup. gen. cp.
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