45º Capitolo Generale dei Passionisti

45º Capítulo General de los Pasionistas

45th General Chapter of the Passionists

 

 

 

 

 

 

 

OMELIA 18 Ottobre

 SAN LUCA EVANGELISTA

 

“Non fare nomi”. Siamo stati tutti avvisati dei possibili pericoli del menzionare i nomi di qualcuno, sia nelle nostre prediche che nei nostri scritti. Ma è un avvertimento che l’apostolo Paolo ignorava. Nei suoi numerosi scritti troviamo svariati riferimenti a persone precise. Egli nomina le persone per lodarle, per esprimergli il suo apprezzamento o per accusarli e rimproverarli.

 

Nella prima lettura di oggi, Paolo invita Timoteo a venire da lui il più presto possibile e di portare con sé Marco, lamentandosi che Dema, Crescente e Tito non sono più con lui. Scrivendo ai fedeli di Filippi commenta di un’incomprensione tra due suoi intimi amici, Evodia e Sintiche. I frequenti riferimenti di Paolo agli individui e il suo desiderio di essere con altri suggerisce un forte spirito comunitario.

 

In questi giorni stiamo discutendo molto sulla vita comunitaria. I nostri discorsi dimostrano che siamo personalmente convinti sull’importanza e la centralità della vita comunitaria nel nostro carisma. La scorsa settimana abbiamo ricordato alcune di queste verità nella preghiera in spagnolo, fata in Power Point, sul nostro Sogno Comunitario. Non è solo una cosa contenuta nelle nostre Costituzioni, ma è parte delle nostre personali convinzioni. E’ un valore centrale per noi tutti.

 

Mi ha colpito spesso lo sforzo compiuto dai missionari, che operano nei paesi in via di sviluppo, per ritrovarsi insieme, una volta a settimana o una volta al mese. Questi uomini fanno lunghi viaggi per avere l’opportunità di pregare con i loro fratelli Passionisti, per condividere le esperienze, per bere e pranzare insieme. Il loro desiderio di avere una comunità è forte. Talvolta sembra che questi missionari abbiano un senso della comunità più forte di coloro che vivono in comunità. Avendo vissuto solo per molto anni, sono arrivato ad  apprezzare di più la vita comunitaria, anche con le inevitabili frustrazioni e tensioni.

 

Qualche volta un Passionista, lavorando in un Vicariato, sente che non sta vivendo pienamente le nostre Costituzioni. Può essere utile ricordare che le nostre costituzioni definiscono una Provincia e una Vice Provincia come l’unione di più COMUNITA’, invece un Vicariato come l’unione di più RELISGIOSI (Cost. 103). I vicariati hanno delle comunità, ma molti dei religiosi nei nostri vicariati non risiedono in comunità. Le nostre Costituzioni, mentre esortano perchè gli uomini vivano insieme, presumono che questo non sempre sia possibile.

 

Probabilmente molti di noi riconoscono che la nostra vita comunitaria non è così perfetta e così generosa come dovrebbe essere. Ricordo un episodio, quando l’Unione dei Superiori Generali (USG) fu ricevuta in udienza dal Papa Polo VI. Il santo Padre ci lesse una riflessione sul valore e la bellezza della vita comunitaria. Ad un certo punto mise da parte il testo scritto e disse “Tutto questo è vero e meraviglioso, ma tutti voi sapete che ci sono molte difficoltà e sofferenze legate alla vita comunitaria”. Proseguì per diversi minuti parlando di alcune di queste difficoltà e problemi che nascono dal vivere con persone con differenti punti di vista e temperamenti. Uno dei generali registrò su nastro questo intervento estemporaneo. Pensammo che fosse una  così bella parte del discorso che chiedemmo al Segretario di Stato se potesse essere pubblicata nell’Osservatore Romano, come parte integrante del discorso del Papa; ma non fu permesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In queste tensioni e ferite della vita comunitaria condividiamo le sofferenze di Cristo. Dobbiamo abbracciarle, non sfuggirle ! Mentre tutti noi viviamo da santi uomini, presumo che, almeno la maggior parte di noi, ha il privilegio di vivere con uomini con una santità veramente eccezionale: degli esempio nel loro zelo, nella loro preghiera e carità. Ho certamente conosciuto molti Passionisti così. Ma sono anche consapevole che ognuno di loro è anche un peccatore - e alle volte anche un peccatore molto irritante. Sono stato molto incoraggiato nel vedere la palese debolezza di questi straordinari santi.

 

Ci vuole disciplina e sacrifico per passare del tempo con i nostri fratelli nella comunità. In troppi luoghi non c’è nessuna ricreazione in comune o condivisione fraterna. Una critica che ho sentito molte volte dai religiosi, sia giovani che anziani, è che sono SOLI. Per me è la lamentela più triste per una persona che ha impegnato la sua vita nella famiglia Passionista. Sono sicuro che ognuno di noi ritornerà alla sua casa con una rinnovata stima e slancio verso la ricchezza della vita comunitaria.