45º Capitolo Generale dei Passionisti

45º Capítulo General de los Pasionistas

45th General Chapter of the Passionists

 

 

 

 

 

OMELIA DURANTE LA PREGHIERA DELLA SERA

 Paul Francis Spencer c.p.

 

 

Durante il corso del Capitolo Generale abbiamo sentito parlare varie volte dell’importanza di una spiritualità della ristrutturazione. E che tipo di spiritualità è quella della ristrutturazione? E sopratutto una spiritualità di “Transitus”, di passagio. Il Transito di San Paolo della Croce, che celebriamo questa sera, era vissuta come partecipazione al Transito di Gesù ricordato nel vangelo di San Giovanni, che si leggeva proprio nella cella del nostro Fondatore quando stava morendo. Dice San Giovanni:

“Gesù sapeva che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre”.

“Jesus knew that his hour had come to pass from this world to the Father” (Jn 13:1)

 

Il Transito, allora, è il momento per lasciare il mondo nel quale ci troviamo (per San Paolo della Croce, il mondo terrestre; per noi nel Capitolo, l’ambiente che abbiamo conosciuto in Congregazione) – lasciare questo mondo e andare verso il Padre; e per noi oggi, non vuol dire andare in Paradiso – almeno non ancora – ma andare verso il disegno di Dio, orientandoci alla programmazione sua. Così, il passagio della ristrutturazione ci esige un movimento dal conosciuto allo sconosciuto, dalla luce alle tenebre, dalla sicurrezza all’avventura, sapendo che la morte non è la vita, ma che promette la vita.

 

Il Transito della ristrutturazione, come la morte del cristiano (e anche quella del santo), è reso possible, supportabile per mezzo della fede, la fede definita da San Paolo apostolo come “il fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono”.

“the substance of things hoped for, the evidence of things not seen” (Hebrews 11:1)

 

Guardando la vita di San Paolo della Croce, possiamo trovare alcune chiavi che apriranno le porte che danno sul cammino della ristrutturazione; ne voglio sottolineare soltanto tre.

 

La prima chiave è quella del distacco. San Paolo della Croce aveva l’idea chiara che egli stesso non era il fondatore di questa “povera e minima Congregazione” – e questo non era soltanto un modo di parlare; era una sua convinzione profonda. Diceva sempre che la Congregazione era fondata da Dio, e che lui aveva impedito l’opera divina per i suoi peccati.

 

Anche nei processi si legge che una volta ha scoperto, anche se era quasi cieco, una iscrizione dove si parlava di lui come fondatore, e San Paolo ha insistito che il testo fosse cambiato. Nello svolgere il lavoro della ristrutturazione, dobbiamo anche noi ricordare che la Congregazione è opera di Dio e non degli uomini.

 

La seconda chiave che teniamo in mano è quando ricordiamo che nell’ultima sua visita al Monte Argentario, bruciò il testo originale delle regole perché, scrive Padre Giovanni Maria di Sant’Ignazio, diceva “che mai avrebbe avuto pace di coscienza se sapesse che vi è qualche cosa in Congregazione di propria sua lode.” Per gli studiosi, c’era quasi un peccato mortale, il bruciare questa “regola del Castellazzo”, ma per San Paolo era un distacco dal passato e dal proprio influsso sul futuro, e la convinzione che la Congregazione era ancora “in progetto”.

 

La terza chiave alla quale voglio riferirmi, che nel nostro contesto è forse la più importante,  è la  distinzione fatta  da  San Paolo della Croce tra “ essenziale” e non-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

essenziale. Accadeva alcune volte, quando ha presentato le regole e costituzioni al Papa per essere approvate, che la Chiesa voleva cambiare certe cose. Qui, Paolo sapeva distinguere con chiarezza tra l’essenziale e il non-essenziale. In una lettera al Padre Fulgenzio di Gesù, per esempio, (dopo una revisione delle regole da parte di quella che oggi chiamiamo la Santa Sede) dice: “Le Costituzioni sono in buon ordine, e nulla s’è toccata dell’essenziale.”

 

Da dove veniva questa sua convinzione sulle essenziali della nostra vita? Era gia presente nella Prefazione alle Prime Regole, scritta nella sagrestia di Castellazzo nel 1720. Dice:

“Dopo le visioni della santa tonaca con il santissimo segno, mi ha dato Iddio maggior desiderio ed impulso di congregare compagni, e con la permissione di Santa Madre Chiesa fondare una Congregazione intitolata: I Poveri di Gesù. E dopo di ciò il mio Dio m’ha fatta restare infusa nello spirito la forma della Regola santa da osservarsi dai Poveri di Gesù e da me suo minimo e indegnissimo servo.” Dobbiamo notare qui che San Paolo della Croce, essendo una persona del Settecento, non parla mai di “Carisma”. Però qui, già nei primi giorni del suo cammino di Passionista, parla della “forma della Regola santa”, infusa da Dio nel suo spirito.

 

E quale era questa forma di vita infusa da Dio nello spirito di Paolo della Croce? La troviamo nel suo testamento, ancora presente alla fine della sua vita: lo spirito dell’orazione, della solitudine, della povertà, la carità fraterna, la salute delle povere anime dei prossimi, la promozione nel cuore di tutti della devozione alla Passione di Gesù Cristo a dei Dolori di Maria Santissima. Qui si vede l’essenziale che San Paolo sapeva distinguere dall’effimero. Nel processo della ristrutturazione, anche noi dobbiamo chiedere il dono del discernimento, per “mettere alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio”, come dice San Giovanni (1 Jn 4:1) e per distinguere l’essenziale come il nostro santo “non-fondatore” San Paolo della Croce.

 

Che questa celebrazione del Transito sia per noi un invito a seguire Cristo che passa al Padre, come ha fatto San Paolo della Croce durante tutta la sua vita e, specialmente, in questo giorno sacro.