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45º Capitolo Generale dei Passionisti 45º Capítulo General de los Pasionistas 45th General Chapter of the Passionists |
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Omelia della Celebrazione dell'Eucaristia Sabato 14 ottobre. P. Octavio Mondragón, REG
In una delle più belle scene del film (Il Postino), il signor postino domanda a Pablo Neruda:” Don Pablo che cosa è una metafora, come si fanno le metafore"? . Ovviamente non ripeto la risposta ma cercherò di parafrasarla: costruire una metafora è ‘reincantare’ il mondo per mezzo della parola.
I primi cristiani ebrei, nell'evento di Pentecoste narrata da Luca nel secondo volume della sua opera, entrarono in un tipo di esperienza radicale di ‘reincantamento’ dell'esistenza umana inaugurata dall’Azione dello Spirito. Tale ‘reincantamento’ del mondo umano diede loro la certezza che qualcosa era stato chiuso definitivamente: l'intimità, la pretesa di avere il monopolio della rivelazione di Dio nella storia. Lo Spirito di Dio, di Gesù Resuscitato, lasciava dietro le strette vie di una forma di concezione dell'elezione di Israele che in determinati momenti si tradusse nella tentazione di cercare di privatizzare l'alleanza. Quando l'Israele si sentì sicuro di essere un popolo, una razza, una nazione eletta, cadde nel pericolo di dimenticare la vera origine di tale costituzione.
Lo Spirito apre la strada ad una nuova realtà sia riguardo alla forma sia riguardo al soggetto della rivelazione di Dio nella storia per sempre. Da allora in poi ogni essere umano, qualunque sia la sua razza, lingua o cultura è soggetto all'azione dello Spirito Santo che rimodella l'esistenza e la fa capace di entrare nell'ambito delle meraviglie di Dio.
Ogni essere umano è accolto come vero e degno soggetto dell'alleanza con Dio nel processo di trasfigurare la storia fino a che acquisisca la sua vera e piena dimensione di Escatologia. Il come è anche fondamentale; tale avvenimento non succede nel Tempio di Gerusalemme bensì fuori di esso e tramite alcuni individui che non fanno parte dei funzionari del sistema religioso, ma sono al margine di esso. Questi individui sono quegli esseri umani che possono dare ragione sufficiente dell'avvenimento del Regno di Dio così come accadde in Gesù fino alla vita detta in maiuscolo.
Due versanti di un stesso avvenimento che mettono ognuno di noi e l’intera congregazione sotto l'azione dello Spirito; enumero semplicemente alcune conseguenze minime: non possiamo continuare a coltivare il potere di un clericalismo ecclesiale che esclude, via da noi il dichiarare il laico come il non chierico o come minore di età e certamente non conteranno mai su noi perchè neghiamo i diritti alle donne qualunque sia il loro stato o condizione.
Il nostro Padre, attraverso il testo lucano pone alla nostra esistenza di congregazione una domanda radicale: come mantenere oggi, nella nostra situazione le azioni dello Spirito, dove appare una tensione escatologica fondamentale?
Da Gerusalemme fino a Efeso l'irresistibile azione dello Spirito apre una strada precisa: spinge la comunità cristiana perseguitata a mantenere il coraggio e la libertà di fronte al sistema religioso vigente; guida Filippo affinché metta fine alle ostilità millenarie tra popoli e culture, (i Samaritani contro gli Ebrei ) ; convince Pietro che deve chiudere più di un millennio di tradizioni religiose perché impari ed esperimenti, accolga e difenda che il Padre non fa distinzioni tra esseri umani ed infine, provoca Paolo affinché dia una forma creativa ed universale all'avvenimento del Regno che era iniziato con Gesù di Nazaret.
L'azione dello Spirito, quando viene accolto, mette in moto un'alternativa storica, comunitaria, che umanizza, diametralmente opposta alla teologia e all'ideologia dell'Impero Romano che pure proclamava la sua escatologia a partire dai successi politici, militari e sociali di Ottavio Augusto. ,(Ara Pacis)
Da qui possiamo collegarci col testo del vangelo giovanneo.
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Nel lungo racconto della cena che abbraccia i capitoli 13-17, Gesù detta alla comunità dei discepoli il suo testamento. Momento drammatico che ricorda largamente i grandi testamenti di Mosè, di Samuele, di Abramo, di Giacobbe. Si tratta di non legare la generazione successiva ad una personalità con esistenza concreta, di non canonizzare un tempo, bensì di mettere la nuova generazione nella radicalità dell'atto stesso di Dio che è incontenibile, nel farla entrare in Alleanza piena col Signore della Storia.
Gesù di Nazaret ha vissuto ed agito con la trasparenza storica degli atti del Padre ed ora, nel consegnare il testamento, si afferma chiaramente che non c'è stata nessuna realtà, (politica, familiare, sociale o religiosa), che sia riuscita a rompere la continuità delle opere del Padre nell'avvenimento di Gesù. Da qui, il solenne annuncio: "Ritorno al Padre”. Non c'è niente che lo possa trattenere, contenere o dominare. Il che tradotto dal punto di vista alternativo appare nel discorso di Gesù al Padre: io ho vinto il mondo, non sono del mondo.
La comunità di discepoli è costituita da questa immensa ed eterna realtà, perciò è messa nelle mani dello Spirito Santo. Il mondo, dice l'autore giovanneo, non percepisce lo Spirito, e neppure lo conosce. Il dinamismo del mondo, con una logica organizzativa della vita sociale degli esseri umani, pretende di costruire la vita a partire dai seguenti stimoli: avere, potere e valere. E’ inutile che mi fermi ad una fenomenologia di tali stimoli nella sua versione attuale. Non occorre essere né santo, né pazzo, né profeta, né letterato per renderci conto del caos e del numero ingente di vittime che tali impulsi hanno provocato nel nostro umano camminare senza fare eccezione tra una nazione o un'altra.
Il problema più radicale del cristianesimo, della Chiesa, della nostra congregazione e di ognuno di noi,( senza pretendere di processare nessuno in concreto), è quello di esserci ‘mondanizzati’, di vivere secondo la logica del mondo, quando siamo nati in quella solenne cena come alternativa, come Spirito nel Mondo. In un altro contesto Paolo diceva alle sue comunità “non adattatevi allo schema di questo mondo". “Voi non siete del mondo" ripeterà lo stesso Gesù nella cena dell'addio fiducioso.
Il lato più sublime e provocante si ha quando Gesù stesso dichiara che la comunità dei discepoli si definisce da ora in poi non per quello che le succede o le convenga fare, ma per le opere del Padre. "Colui che crede in me, farà opere come le mie ed ancora più grandi delle mie"; la comunità dei discepoli è costituita come la trasparenza storica dell'agire del Padre e ciò è quello che assicurerà l'azione dello Spirito sotto il pieno paradigma di Gesù, il rivelatore del Padre. Il nostro primo ed ultimo polo di riferimento è l'agire del Padre, questa è la fonte della vita eterna sperimentata ed espressa nelle trasformazioni storiche, è ciò che trasforma la relazione tra essere umano ed essere umano in avvenimento definitivo, è l'unica strada per potere vivere l'ultima richiesta di Gesù: “che siano uno come mio Padre ed Io siamo uno."
Oggi è giorno di elezioni; più che un atto di volontà, di deliberazione o di distribuzione di poteri, bisognerebbe viverlo come una onesta disponibilità a rendere conto delle azioni dello Spirito, come audacia e libertà per costruire alternative, come gradito onore di fare della vita una trasfigurazione dalla quale emerga l'espressione dell’ eterno in cui consiste il Padre.
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