45º Capitolo Generale dei Passionisti

45º Capítulo General de los Pasionistas

45th General Chapter of the Passionists

 

 

 

 

 

Omelia del 13 Ottobre

 

Ogni volta che predichiamo, prima predichiamo a noi stessi e poi agli altri. Ogni volta che punti un dito accusatore, ricordati che ci sono quattro dita che puntano verso di te. E’ in questo spirito che voglio condividere le mie riflessioni con voi.

 

Permettetemi di cominciare con una storiella su di un padre e suo figlio. Quando il figlio aveva 10 anni cominciò a diventare un accanito lettore di fumetti. Una volta suo padre lo vide con una pila di fumetti e gli chiese dove li avesse presi. Il figlio rispose che venivano dal giornalaio. “Li hai comperati ?” chiese il padre. Il ragazzo disse, “No”. “Quindi li hai rubati” ammise il padre. Condusse il ragazzo con i fumetti dal giornalaio e disse al ragazzo di scusarsi; poi chiese al giornalaio di assegnare al suo ragazzo del lavoro da svolgere nel suo negozio, come lezione.

 

Durante le ferie estive in una piccola città, il padre vide il suo ragazzo di nuovo con una pila di fumetti. Gli chiese dove li avesse presi e il ragazzo rispose che li aveva presi al negozio. Sapendo che il ragazzo non aveva soldi per comprare i fumetti, comprese che il suo ragazzo li aveva rubati. Portò il suo ragazzo al negozio per chieder scusa e li pagò. Quando tornarono nella loro casa in affitto il padre prese i fumetti e li bruciò uno ad uno, mentre suo figlio doveva dire: “non ruberò di nuovo”.

 

Poi il padre disse a suo figlio: “Se mai dovessi rubare di nuovo, ti sculaccerò”.

 

Un mese più tardi il padre vide di nuovo una pila di fumetti e quando chiese spiegazioni, il ragazzo disse che li aveva presi dal giornalaio e ancora senza pagarli. Il padre di nuovo riportò indietro i fumetti e fece scusare il ragazzo. Quando tornarono a casa il padre disse: “ti avevo detto che ti avrei sculacciato se avessi rubato ancora. Ora lo faccio !”. Portò suo figlio nella sua stanza e lo sculacciò per cinque volte. Quando ebbe finito vide che il suo ragazzo non voleva farsi vedere piangere. Così il padre disse al ragazzo: “andrò via per un po’, ma quando torno faremo un bel discorso”.

 

Il padre aprì la porta e andò via. Pianse e singhiozzò. Era la prima volta che sculacciava suo figlio. Poi si lavò la faccia e tornò indietro per parlare a suo figlio.

 

Dodici anni dopo, suo figlio stava accompagnando sua madre dal macellaio, quando cominciarono a ricordare i vecchi tempi. Venne fuori l’incidente dei fumetti. Disse a sua madre “Lo sai mamma, dopo che mio padre mi ha sculacciato non ho più rubato”. La madre disse: “Immagino che avevi paura di venire sculacciato ancora”. Il figlio desse: “No mamma. Il motivo è che ho visto piangere papà e ho capito che ferivo più lui che me. Mi disse che mi voleva bene e ho capito che aveva pianto perché mi voleva bene”.

 

Anche s. Paolo della Croce si convertì, perché aveva sentito piangere il Signore. L’ascolto di una semplice omelia sul peccato come causa della passione di Cristo, lo spinse alla conversione. L’amore di Cristo per lui divenne il motivo irresistibile che lo fece convertire. Quando scrisse la prima regola, pregò per 40 giorni e ascoltò il pianto del suo Signore; gli promise non solo la sua conversione, ma anche di convertire gli altri, mettendoli in grado di udire il pianto del Signore.

 

Non desta stupore che il cuore della sua regola sia la preghiera, la solitudine e la penitenza. E’ in queste che si può udire il pianto del Signore e trovare i motivi per la conversione. La regola, ripetuta in quella attuale, indica i seguenti esercizi spirituali: Messa, liturgia delle ore, meditazione per almeno un ora, digiuno il venerdì ed in altri due giorni, confessione frequente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella messa possiamo udire Gesù piangere: “Questo è il mi corpo donato per voi. Questo è il mio sangue versato per voi”. La liturgia delle ore, con i suoi salmi e letture, costantemente ci ricorda che Cristo doveva soffrire prima di entrare nella sua gloria. Naturalmente il silenzio della meditazione ci rende più attenti al suo pianto, non solo della sua persona, ma anche in coloro che soffrono in un modo o nell’altro. Il digiuno e le altre forme di penitenza sono modi simbolici per manifestare la nostra condivisione del pianto del Signore e di quello dei poveri. Naturalmente la confessione è il cammino per convertirsi costantemente.

 

La fedeltà a questi esercizi imprime nella nostra mente e nel nostro cuore il nostro carisma, cioè una memoria passionis attiva, efficace e fruttuosa. Il messaggio della croce di Cristo non è teoretico, ma esperienziale. Come S. Paolo apostolo, possiamo dire che conosciamo solo il Signore e questi crocifisso e non viviamo più, ma Cristo vive in noi.

 

In un certo senso la preghiera ci rende Passionisti. E’ nella e dalla preghiera che provengono tutte le nostre opere di apostolato, in tutte le sue forme: l’attività parrocchiale, i ritiri, le missioni, le cappellanie, i mass media, ecc.

 

Trascurare queste pratiche ci rende sordi al pianto del Signore, portandoci ad una sorta di morte spirituale. La nostra predicazione sarà allora come un tamburo che risuona e come un cembalo tintinnante e il nostro servizio agli altri diventerà il servizio a noi stressi. Ameremo l’opera di Dio ma non il Dio delle opere.

 

Nella nostra professione abbiamo consacrato la nostra vita secondo le nostre Regole e Costituzioni. P. Felicissimo Martinez ci ha detto che il problema attuale dei religiosi oggi è la fede, la spiritualità e l’obbedienza. Il nostro moderatore P. Ward ci ha detto che la ristrutturazione è in definitiva la ristrutturazione del cuore. Se ci apriamo allo Spirito e rinnoviamo il nostro impegno alla nostra vita di preghiera Passionista, allora potremmo essere sicuri che ci sarà nuova vita e vitalità nella Congregazione.

 

Il futuro della Congregazione dipende dalla fedeltà dei suoi superiori e dei suoi membri anziani. I giovani religiosi possono essere solo formati secondo le nostre convinzioni. Se non ci vedono fedeli alla Regola, come si può pretendere che la seguano ?

 

Permettetemi di concludere con una piccola storia per mostrare quanto può essere disastroso il non ascoltare correttamente. Un uomo e sua moglie celebravano il loro 60° anniversario di matrimonio. Ebbero una cerimonia commovente nella chiesa e un grande banchetto all’hotel. Erano presenti tutti i loro figli, nipoti e pronipoti, per esprimergli il loro amore. Alla fine della celebrazione andarono a casa. Poco prima di mettersi a letto la moglie sussurrò a suo marito: “Sono orgogliosa di te”. Il marito disse “Cosa ?”. La moglie parlò a voce un po’ più alta: “Sono orgogliosa di te”. Di nuovo il marito disse: “Cosa ?”. La moglie irritata urlò: “Sono orgogliosa di te !”. Il marito vedendo la faccia arrabbiata della moglie disse “Anche io sono stanco di te !”.

 

Lasciamo che chi ha orecchi, ascolti.