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Il Superiore Generale D E I P A S S I O N I S T I |
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PIAZZA SS. GIOVANNI E PAOLO 13 (AL CELIO) 00184 ROMA, ITALIA |
“ AMATEVI COME IO VI HO AMATI” (Gv.15,12)
Lettera alla Congregazione per la Pasqua del 2007
Carissimi fratelli della Congregazione e sorelle e fratelli della Famiglia passionista,
È sempre un dono di Dio poter condividere riflessioni ed inviare auguri in occasione delle grandi festività nelle quali ricordiamo i misteri del Signore che ci ha amato e ci ama con infinita misericordia e benevolenza. E’ un’amore che ci da vita e ci sostiene e con noi sostiene l’universo e il creato intero. E’ un’amore di verità ed è per questo che dona la vita. Ed alla verità nella carità devono essere improntati i nostri rapporti interpersonali, di comunità e di famiglia se vogliamo che siano autentici. Visitando le comunità in preparazione alle celebrazioni dei prossimi Capitoli provinciali è nata l’esigenza di riflettere ancora una volta, e vari religiosi lo hanno chiesto, sulla carità nella comunità anche se la lettera più bella ed efficace sulla carità è il Crocifisso.
Nel celebrare la Settimana Santa iniziata con la Domenica delle Palme riviviamo nella “memoria” liturgica il mistero di un’amore senza limiti che realizza quanto Gesù stesso aveva insegnato ai discepoli: “ Non c’è amore più grande del dare la propria vita “. Un dono iniziato con l’Incarnazione che abbiamo avuto modo di meditare nei giorni passati celebrando la festa dell’Annunciazione del Signore nella quale il Verbo di Dio, per opera dello Spirito Santo, inizia ad essere uomo nel grembo di Maria. Abbiamo celebrato la Grazia,cioè la gratuità dell’amore. “Nulla è impossibile a Dio“, l’ angelo Gabriele rassicura i turbamenti e i timori di Maria. “Ecco concepirai un figlio,lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù;… colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio“ ( Lc.1,26-38)
“Nulla è impossibile a Dio”, risuonerà anche sul calvario nel cuore di Maria e di coloro che lo amano ai piedi della croce. Essi contemplano il “Figlio dell’Altissimo che regnerà sul trono di Davide suo padre… e il suo regno non avrà fine.” mentre si dissangua appeso al “trono” della croce: soltanto il Buon ladrone lo riconoscerà re nonostante sia come lui crocifisso e morente e lo prega : “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” (Lc. 23,42). Lo chiama per nome “Gesù”, e nel nome c’è una straordinaria dolcezza, e Gesù lo conforta e rassicura : “Oggi sarai con me in paradiso”. Poi dimentico di se stesso, udendo la voce di coloro che seguitano ancora ad offenderlo e gridano senza pietà parole di scherno, nonostante stia morendo , pregherà : “Padre perdona loro perché non sanno quel che fanno”. E’ il venerdì di Passione sul colle vicino Gerusalemme, città amata nonostante il rifiuto.
Anche i discepoli sono lontani per la paura e come dispersi, ma Gesù prevedendone la fragilità e la fuga aveva celebrato la Pasqua e misticamente anticipato e vissuto con loro, in comunità, la sua Passione nell’ultima Cena: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi prima della mia Passione…” ( Lc.22,14 ) Nell’intimità della casa e della comunità, Lui con i discepoli, lontano dalle folle e da coloro che lo hanno già condannato a morte prima del processo, anticipa con l’istituzione dell’Eucarestia la Sua morte e resurrezione : “Questo è il mio corpo che è dato per voi… Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue che viene versato per voi…; fate questo in memoria di me.” (cfr. Lc. 22,19-20) Nell’Ultima Cena l’offerta della Sua vita è compiuta con liberissima scelta e donazione,senza costrizione né dei sommi sacerdoti o di Pilato, e la tavola della mensa diventa il Calvario sul quale Gesù sacerdote offre se stesso al Padre come vittima di espiazione per i nostri peccati, in unione e già con anticipata mistica “memoria” con quanto accadrà il giorno dopo, Venerdì Santo, sul Calvario dove si realizzerà concretamente la sua crocifissione e morte.
Alla luce di questo mistero e di quanto accade nel Cenacolo e sul Calvario e di quanto accade sui nostri altari quando celebriamo l’Eucarestia, comprendiamo sempre più quanto dicono le nostre Costituzioni : “L’Eucarestia è il centro delle nostre comunità Per quanto è possibile la celebriamo insieme ogni giorno come atto fondamentale della comunità. La comune partecipazione all’unico Corpo di Cristo alimenta, manifesta, giudica la nostra unione e la nostra comunità di vita.” (Cost.43). Infatti nella concelebrazione comunitaria partecipiamo per Cristo,con Cristo e in Cristo al Suo sacrificio e siamo parte con Lui e tra noi della stessa morte e resurrezione raggiungendo ed esprimendo, quindi, una profonda e mistica unità che poi “Alimenta”, “Manifesta” e “Giudica” la carità comunitaria nelle scelte di ogni giorno e nei rapporti interpersonali tra di noi e con i fratelli e sorelle del popolo santo di Dio.
L’Eucarestia non sia per noi “un giudizio di condanna”, ma alimenti e manifesti la nostra carità alla quale siamo stati chiamati: “La vocazione passionista è una chiamata alla pienezza della carità cristiana in una comunità evangelica di vita. Unificati nella mente e nel cuore con la carità, testimoniamo la fedeltà a Cristo, che disse”. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri “(Gv.13,35) (Cost. 25) Non ci dobbiamo illudere, non è la professione religiosa o il sacerdozio che ci rende riconoscibili come discepoli di Gesù, ma la carità e l’amore vicendevole. Nell’ultima cena ,nel contesto della istituzione dell’ Eucarestia, Gesù si cingerà un’asciugamano ai fianchi e con gesto di servizio e carità umile e semplice, laverà i piedi ai discepoli : “Se io che sono Dio e maestro ho lavato i vostri piedi, così anche voi dovete lavare i piedi l'uno all’altro” .La massima espressione di “servizio” di Gesù per noi è stata quella di morire sulla croce e per farcelo comprendere meglio ha lavato i piedi ai discepoli. E questo deve accadere nelle nostre comunità superando qualsiasi possibile divisione o individualismo: la Congregazione allora prenderà fuoco spirituale e anche noi faremo meraviglie come le prime comunità cristiane che erano ammirate e riconosciute per l’amore fraterno, “guardate come si amano”, e per la condivisione dei beni . ( At. 2,42-47; 4,32-37)
Le nostre Costituzioni al capitolo 2°, La vita Comunitaria, dal numero 25 al numero 36, ci invitano a vivere tra noi “uniti in Cristo” e pertanto a rispettare la dignità e l’uguaglianza di tutti e ad accettare ogni persona nella sua unicità e a reputarlo come un dono di Dio. A stimare gli altri più di noi stessi e ad aiutare ciascuno a sviluppare la propria personalità e le proprie doti e a rallegrarsi dei carismi che gli altri hanno. E questo esige maturità umana e di fede e l’essere cresciuti dentro consapevoli che lo Spirito Santo si manifesta in ognuno di noi.
Se nei rapporti quotidiani ci trattiamo come fratelli in Cristo, rifuggiremo dalla critica e dalla mormorazione e saremo premurosi gli uni verso gli altri. ( Cfr.Mt.23,8) La stima reciproca ci porterà a cercare la compagnia vicendevole e favorirà l’amicizia sincera che non teme l’usura del tempo. Se abbiamo vera carità qualche possibile incomprensione o malinteso sarà superato positivamente. Inoltre il rispetto della dignità dell’altro che reputo come se fosse Cristo che vive accanto a me, mi porterà ad usare le buone maniere nel conversare e nel portamento; a rispettare i luoghi e i tempi di silenzio e a ricercare forme di ricreazione che siano di aiuto alla vita in comune. Il rispetto porterà ad avere attenzione anche alle piccole cose che possono creare fastidio a chi sta studiando o riposa. Eviterò di isolarmi e di isolare per non fare della nostra vita in comune una somma di solitudini. Gli stessi mezzi di comunicazione elettronica, dell’internet, del cellulare o di altro che possono essere invasivi nella vita di ogni giorno e che possono altresì favorire l’isolamento, dovranno essere gestiti o usati in armonia con i tempi e i luoghi della vita insieme . La comunicazione con l’esterno non pregiudichi o sostituisca il dialogo interno: “La comunità si alimenta con l’assidua fraterna comunicazione di coloro che la compongono.” (Cost.27) Infatti la comunità è accoglienza, ascolto, dialogo, benevolenza e misericordia, perdono, riconciliazione, fraternità e gioia. La comunità è famiglia.
Le Costituzioni ci ricordano di avere una particolare sollecitudine comunitaria verso i religiosi infermi “ che partecipano in modo più intenso alla passione di Cristo”, premura che va dimostrata anche verso gli anziani. ( Cost.29 e 30) E per essere una comunità evangelica in senso pieno dobbiamo vivere la “cultura della carità” sia all’interno della comunità stessa, che all’esterno con il sentirci parte della Chiesa locale e aperti alla condivisione di vita nella solidarietà con coloro “che sono crocifissi oggi dall’ingiustizia.” (Cost. 65)
Compito di particolare rilievo è affidato ai superiori, per il loro servizio di pastori e di padri , siano essi Superiori Provinciali, che devono avere “profondamente a cuore il bene dei religiosi” e devono “dirigere e animare le comunità e legarle in fraterna unità” (Cost.124 ), o Superiore locale che “non vive al di sopra né al di fuori della comunità… ma vede il suo compito come servizio: esercita l’autorità in spirito di servizio verso i religiosi, in modo da esprimere la carità con cui Dio li anima. “ (Cost. 120)
La verità del nostro stare insieme è espressa nella capacità di vivere la carità. Esemplare per noi è quanto accade nell’ultima cena tra Gesù e i discepoli, gli insegnamenti dati come testamento di addio, l’Eucarestia e la lavanda dei piedi che diventa chiave di lettura del servizio estremo che offrirà al Padre e al mondo con la sua morte “dove ci mostra la verità dell’amore che è la stessa essenza di Dio”. (Sacramentum Caritatis)
“Amatevi come io vi ho amati“ è il contesto di verità nel quale verificare l’autenticità della nostra consacrazione religiosa e i rapporti comunitari e interpersonali. Lo stesso processo della Ristrutturazione è un cammino per la ricerca di una maggiore verità ed autenticità della vita e missione della Congregazione nel mondo di oggi. Autenticità e identità che deve realizzarsi primieramente nelle comunità. “La vitalità della Congregazione viene dalla sua cellula fondamentale che è la comunità locale”. (Cost.119)
La stessa “Opzione preferenziale per i giovani” passa per il recupero di spazi comunitari vivibili e veri. E come scrivevo sullo Stato della Congregazione al Capitolo Generale essi, “senza una grande svolta temono un futuro sempre più riduttivo e difficile. I giovani senza grandi prospettive o sogni con l’impatto di una vita comunitaria e apostolica non autentica e non motivata, rapidamente perdono l’entusiasmo e non di rado lasciano la Congregazione. Queste sono le preoccupazioni e le ferite più aperte e dolorose di varie Province… Pertanto è necessario essere maggiormente attenti ad eliminare le cause che impediscono la comunione e la fraternità . Molte crisi nascono da questa carenza.”
Ma dobbiamo avere fiducia e coltivare la speranza di una vita nuova significata dal segno della tomba vuota e dal volto del Risorto. E nel Crocifisso risorto, che nelle apparizioni ai discepoli conserva visibili e tangibili le sue piaghe, noi progettiamo e costruiamo la nostra speranza rifuggendo dal pessimismo e dalla lamentosità per non rimanerne prigionieri. Cristo è la nostra Pasqua e la nostra liberazione e nell’attesa del suo ritorno siamo, con cuore convertito, i testimoni della sua passione ,morte e resurrezione ed annunciamo : “ Davvero il Signore è risorto” . ( Lc.24,34 )
Auguro Buona Pasqua, anche a nome del Consiglio Generale, a tutti i religiosi della Congregazione e a quanti sono parte con noi della Famiglia passionista. Ricordo con particolare affetto gli ammalati e gli anziani sia religiosi che religiose e i laici dei movimenti passionisti legati a noi per lo stesso carisma e lo stesso Padre, S. Paolo della Croce. Buona Pasqua a Sua Santità il Papa, Benedetto XVI, ai Vescovi passionisti, a Mons.Paolo M.Boyle e P.Josè Orbegozo, ex-Superiori Generali, ai Consultori Generali del passato sessennio e agli attuali, a quanti collaborano in Curia e ai Superiori Maggiori che condividono con noi la responsabilità e il servizio dell’animazione della Congregazione, Auguri ai religiosi e collaboratori laici della comunità dei SS. Giovanni e Paolo della quale sono parte. Ed in ultimo, ma primi nel cuore, Buona Pasqua ai giovani, cuore pulsante della Congregazione, “Guardate avanti con fiducia e siate capaci di sognare un mondo nuovo nel quale siete inviati come missionari nel segno di Cristo Risorto”. Maria, icona purissima della vita consacrata, protegga la vostra vocazione e accompagni in comunità la vostra formazione con il suo cuore attento di madre, come accompagnò la crescita di Gesù giovane quando stava con lei e Giuseppe in casa a Nazareth.
BUONA PASQUA A TUTTI NEL SIGNORE GESÙ, IL CROCIFISSO RISORTO!
Amen, amen!
Roma –SS. Giovanni e Paolo- P. Ottaviano D’Egidio
- Giovedì Santo - 5 aprile 2007 Superiore Generale