PRIMA RIUNIONE DELLA
COMMISSIONE DI RIFLESSIONE SUL CENTRO-FORUM
SS. Giovanni e Paolo 3 – 5 Gennaio 2002
Partecipanti, inquietudini ed attese
P. Ottaviano D’Egidio, Superiore Generale
P. José Agustín Orbegozo, Provincia del S. Cuore (CORI), Coordinatore del
"Centro-Forum"
P. Stanislas Breton, Provincia di S. Michele (MICH-Francia)
P. Tito Amodei, Provincia della Presentazione (PRAES-Italia)
P. Ernest Henau, Provincia di San Gabriele (GABR-Belgio)
P. Donald Senior, Provincia della S. Croce (CRUC-U.S.A.)
P. Adolfo Lippi, Provincia della Presentazione (PRAES-Italia)
P. Octavio Mondragón, Provincia di Cristo Re (REG-México)
P. Christopher Monaghan, Provincia dello Spirito Santo (SPIR-Australia)
P. Tarcisio Gaitán, Viceprovincia della Santa Fe (FID-Colombia)
P. José Luis Quintero, Provincia del Prez.mo Sangue (SANG-Spagna)
Vi partecipa, invitato, il P. Consultore generale Luigi Vaninetti, i PP. Enzo del Brocco, della Provincia DOL (Italia) come traduttore e Luis Enrique Bernal, della viceprovincia S. Fede (FID), Colombia, come segretario.
La riunione si apre con il saluto di benvenuto del P. Generale nel ricordo gioioso del 308° anniversario della nascita di S. Paolo della Croce. Egli ricorda che si ha a disposizione un luogo, la casa di S. Giuseppe al Monte Argentario, una persona che coordina questo lavoro, il P. José A. Orbegozo e l’appoggio della Congregazione Passionista espresso nei documenti del 44° Capitolo Generale. Il Centro-Forum deve essere un’opera di e per tutta la Famiglia Passionista che parte dall’esperienza reale della Memoria Passionis in tutti i luoghi dove si vive questo carisma e si rivolge verso una formulazione teorica.
Modera la riunione il P. José Agustìn che inizia ricordando la decisione del Capitolo Generale di "Istituire un Centro-Forum per l’approfondimento della Memoria Passionis" (Doc. Cap. 5.2.b.1), come anche la lettera del P. Generale in cui convoca per questa riunione i presenti. Ringrazia i partecipanti per la loro disponibilità a prendere parte nonostante i lavori che ognuno ha nella propria provincia. Rivolge le prime domande di lavoro, Cosa vogliamo fare? Di che cosa ha bisogno la Famiglia Passionista? Come gruppo di lavoro qual è il nostro impegno? Il Gruppo ha fatto presenti le sue inquietudini.
1. Si ha l’impressione che il lavoro svolto nelle diverse parti della Congregazione sino ad ora non sia stato sfruttato come avrebbe dovuto esserlo. Non c’è stato uno scambio serio tra le zone della Congregazione nel campo esperienziale, né teologico e, per questo dunque, non si conoscono nemmeno le iniziative attuali di lavoro con la Famiglia Passionista, né le esperienze di vita che si hanno sulla Memoria Passionis.
2. In tal senso, il Capitolo Generale invita a trovare spazi di riflessione sulla Memoria Passionis per tutta la Famiglia Passionista: spazi che nascono partendo dall’esperienza carismatica e dalla riflessione teologica, tornando alle radici dell’essere cristiano: nella fede, all’interno di un mondo in cerca di senso; nella S. Scrittura, Parola di Dio che si rivela all’uomo; nel carisma passionista, fonte originaria di ispirazione. Non è uno spazio riservato ai teologi o alla Teologia della Croce; il Centro Forum deve essere aperto ai laici, come spazio di riflessione dell’intera Famiglia Passionista che ha una propria visione della vita e del carisma.
Gli spazi esperienziali di riflessione nascono nelle zone difficili della vita passionista proprio là dove ha luogo la sfida per l’azione. Questo succede in un cammino al contrario, vale a dire: dall’esperienza alla riflessione e da qui alla formulazione teorica. Vi sono esempi concreti di questo nella vita dei laici passionisti che sono stati e continuano ad essere spazi di riflessione della Memoria Passionis: Gemma Galgani, Lucia Mangano, ecc., hanno compreso la Passione nella vita e sono maestre per tutti del loro vissuto. Attualmente, nell’esperienza che si realizza al Monte Argentario, c’è una coppia con una figlia piccola che ha scelto di lasciare la sua casa e di andare al monte per aiutare gli altri. E come questo vi sono tanti esempi che potrebbero essere ricordati nelle diverse regioni del mondo passionista. Gente che crede nella spiritualità passionista ed opta per questo stile di vita partendo dalla sua vocazione laicale.
3. Oggi si parla di "rifondazione" della vita religiosa. E’ il segno di una attualizzazione di tutta la vita cristiana che vuole aprirsi alle porte dello Spirito Santo. Il "Centro-Forum" dovrebbe essere l’anima di questa rifondazione nella vita passionista: Si parla di tutta la famiglia passionista su di uno stesso piano, senza distinzioni; una famiglia che vive tutti i problemi della società moderna, come sfide per la vita, il carisma, la spiritualità. Per tutto questo il Centro-Forum ha come obiettivo ascoltare e scoprire le esperienze della Memoria Passionis partendo da dentro la Famiglia Passionista, secondo il ruolo di ognuno.
4. Il "focus" (punto centrale) di tutto questo è la Passione di Cristo, forma mentis di tutto il processo che scaturisce nello spazio naturale di riflessione che è la S. Scrittura. Senza questo punto di vista carismatico l’esperienza non è valida e non nasce allora lo spazio di riflessione sulla Memoria Passionis che dà luogo al processo che si intende realizzare. Il servizio migliore che si può prestare è quello di inserire tutto il lavoro in questa forma mentis. Ambito, focus, punto di vista, esperienza, forma mentis: tutto questo è rivolto a definire il Centro-Forum come uno spazio di riflessione della Memoria Passionis da cui guardarsi e guardare la realtà, luogo di ascolto della Parola, di comunicazione, di attenzione alla realtà del mondo e della Chiesa. Questo suppone il saper integrare le esperienze già vissute e quelle che vivono ora altri membri della Famiglia Passionista per proiettarsi verso la crescita della vita, in linea con il tema del Capitolo Generale.
5. Per evitare la dicotomia tra "riflessione" e "esperienza" è necessario giungere alla formazione permanente come parola chiave. In questo senso la casa di S. Giuseppe non pretende di essere una casa per corsi ed esercizi, ma un luogo di esperienza e di riflessione, vale a dire, di vita e di formazione, come in uno stato permanente di noviziato. Questa casa non è il Centro-Forum ma un piccolo seme per incominciare. Deve essere un luogo che attragga tutti, che trasmetta esperienza e vita a partire dal carisma passionista. Certamente; non è il luogo ció che è importante, ma il tempo, come nella S. Scrittura, come Israele nella via dell’esilio, che porta la sua tenda con sé e crea sempre uno spazio ed un tempo per Dio, senza riduzionismi, in continuo movimento. Si tratta di insistere sulla forma pasquale in cui si realizza questa formazione, come persone e come popolo: a partire dall’approfondimento, non dalla quantità o dal luogo.
6. E’ urgente, allo stesso tempo, prendere in esame la terminologia utilizzata: quando si parla di crocifissi non c’è un riferimento esclusivo ai poveri ed emarginati economicamente e sociologicamente. C’è anche una sofferenza profonda in altri ambiti dell’essere umano: le malattie, la solitudine, l’assenza di Dio, il matrimonio, la vita ecclesiale, ecc.
Al riguardo, le sfide che si aprono come prospettive di riflessione del Centro-Forum sono: Parola di Dio, Memoria Passionis, esperienza di vita. Parallelamente a queste domande sorgono altre domande: decidere qual è la missione di questo gruppo, quale la sua funzione, i passi successivi ed i soggetti di questo impegno. Inoltre temi come pensiero, cultura moderna, teologia e anche filosofia, devono trovare spazio nella riflessione; d’altra parte tutte queste idee devono giungere come vita e come sfida alla Congregazione ed alla Famiglia Passionista per animare i loro progetti e speranze.
Il gruppo vuole fare uno sforzo di sintesi, solo con parole chiavi, fondamentali, senza frasi, cercando di far emergere quanto viene messo più in evidenza. Il risultato: Memoria Passionis, formazione, formazione permanente, identità passionista, Parola di Dio, passione per l’uomo come Passione di Cristo, esperienza, spazio di riflessione, famiglia passionista, fedeltà creativa, processo di ascolto-lettura-riflessione-vissuto-comunicazione, contesto, processo, parola incarnata, intergeneration, forma mentis, accoglienza, condivisione, vita con i laici, tenda, ascolto, sofferenza nascosta, luogo di pellegrinaggio, luogo e momento, tempo.
"Poveri" e "opzione per i poveri"
Il gruppo ritiene opportuno riflettere sul senso e sul significato che i passionisti vogliono dare ai termini "poveri" e "opzione per i poveri", per poter comunicare con uno stesso linguaggio, perché vi sia chiarezza su quanto si sta parlando.
Prima di tutto, i poveri sono il luogo teologico partendo dal quale il passionista vive il suo carisma, perché lì riconosce la presenza di Dio che soffre. Questa opzione ha origine teologale ma le è propria una azione storica. Tuttavia, non si può misconoscere che fino ad ora la maggior parte della Famiglia Passionista ha fatto solo una scelta teorica, non reale. La maggior parte delle esperienze che si sono vissute non illuminano la vita dei poveri. Solo quando si ha l’esperienza di stare davanti a Dio si comincia a capire qual è la sua passione e qual è la sua opzione. Se si osserva il mondo si capisce che cosa è e che non è da Dio, e che non è d’accordo con Lui. E’ allora che si sente una sofferenza amorosa e si è fratelli di quelli che sono amati da Dio, di quelli che soffrono. Lì si identificano quelli che sono i poveri di Dio.
L’opzione dei poveri è teologale, non sociologica, anche se è molto difficile capire la differenza. E’ certo che la sofferenza dell’uomo trascende la storia e che non si può ridurre all’aspetto economico. La sofferenza umana, come esperienza personale e interiore, è molto maggiore della mancanza effettiva dei beni e dei servizi. Non c’è dubbio che l’opzione dei poveri non nasce da una teoria; ma proprio da una esperienza di sofferenza. La società globale, con il mercato, ha emarginato dallo sviluppo gruppi concreti di uomini e donne, come un dio tiranno che esige un culto di sangue da parte di quelli che in questo mondo soffrono (poveri, neri, donne, bambini, esclusi, perseguitati, scacciati, ecc.). L’opzione dei poveri parla di opzione di questi sofferenti. Questo cambia le categorie mentali e teologiche sino a far vedere il mondo in modo diverso.
Oggi risulta che il mondo produce cibo e sviluppo per tutti, ma che giunge a pochi. La maggioranza non ha da mangiare né accesso ai mezzi elementari di sussistenza. C’è una disuguaglianza profonda che produce infelicità di ricchi e poveri perché chi non dà soffre. C’è realmente una infelicità manifesta in chi non sperimenta la gioia di dare. La liberazione per tutti sarebbe là, nella condivisione del molto o del poco che si possiede. Ma fino a quando si continua ad essere schiavi del potere del mercato, l’infelicità è a portata di tutti.
Si deve capire, infine, che la povertà più grande è quella di non sapere quanto Dio ha amato ogni essere umano; avere tutto e non avere nulla, non conoscere l’amore. Per questo l’opzione per i poveri nasce dal cuore, dall’esperienza dell’amore di Dio per gli uomini. Quando si ha l’esperienza di condividere la povertà di chi non ha nulla, si inizia a sentire nella propria vita ció che questa vita non deve essere. Nasce allora l’urgenza di pensare alle domande ultime. Sono i poveri quelli che aiutano a rispondere perché la loro situazione storica va molto al di là di qualunque ragionamento.
Questo elemento è essenziale per l’identità del passionista e supporto teologale del lavoro del gruppo. Anche se vi sono concetti diversi è possibile trovarsi nel centro: il vero povero è colui che è amato da Dio, o l’uomo che soffre, colui che porta impresso in sé lo stesso volto del Crocifisso.
Il ruolo della casa di S. Giuseppe al Monte Argentario
Il dialogo del gruppo verte attorno al laicato passionista ed alla sua integrazione nel Centro-Forum e sulle possibilità di configurazione e sulle caratteristiche della comunità del Monte Argentario.
Si dovrebbe iniziare a formare gruppi di Famiglia Passionista per incrementare l’esperienza del Centro-Forum, in momenti chiave, seguendo l’esempio di altre congregazioni e ordini religiosi che si riuniscono nei loro luoghi ispirazionali (Assisi, Loyola, ecc.) come luoghi di pellegrinaggio e di esperienza forte della propria spiritualità, per lo studio e l’approfondimento del carisma. Questo dovrebbe essere fatto con l’integrazione di persone di diverse regioni e forme di vita passionista, laici, religiose e religiosi.
Secondo gli ultimi capitoli e documenti, i laici sono entrati già nell’ambito carismatico passionista anche se vi sono resistenze e mancanza di informazione. Da qui l’importanza che ha il mettere fine al clericalismo ormai abituale. E’ necessaria la presenza di laici in queste riunioni per arricchirsi mutuamente delle rispettive esperienze di vita passionista. Anche la direzione di questo processo non dovrebbe dipendere da chierici passionisti. Sorgono tuttavia degli interrogativi nella Commissione: Come riflettiamo con loro? Come accettiamo la loro presenza tra noi?
Il Monte Argentario dovrebbe essere punto di riferimento del Centro-Forum per questo, è necessario anche dare una impronta specifica a questo luogo che lo caratterizzi in modo particolare e gli faccia guadagnare visibilità. Il centro carismatico è nella Memoria Passionis, ma dovrebbe avere qualcosa di più. In questo gruppo vi sono cinque biblisti, tre teologi, un filosofo, un artista. Da qui dovrebbe nascere un programma tematico che sviluppi lo studio della Memoria Passionis con obiettivi chiari per la formazione iniziale e permanente della Famiglia Passionista presente e delle generazioni future. Per questo è urgente la comunicazione tra le province della Congregazione e la comunione con tutta la Famiglia Passionista. Deve essere avviato un processo di ritorno alle origini, per bere alle fonti ispirazionali del carisma in un dinamismo di fedeltà creativa.
A S. Giuseppe vi sarebbe la possibilità di creare una comunità aperta, rinnovata continuamente, composta da laici e religiosi, in una esperienza di famiglia. Allo stesso tempo il Centro-Forum offrirebbe un gruppo di ricerca, fondato nella esperienza fondamentale di questa vita passionista in famiglia. La comunità e il gruppo offrirebbero corsi e seminari di formazione, riflessione teologica e carismatica, per essere pubblicati e diffusi in tutto il mondo passionista. Inoltre, questi due gruppi avrebbero la possibilità di vivere insieme in alcuni momenti per un arricchimento mutuo e esperienza di vita.
Certamente, quanto dovrebbe offrire questo centro di spiritualità passionista non è uno studio storico della Congregazione, ma chiavi di interpretazione che ricreino la Memoria Passionis. Il suo scopo si pone più in una linea sapienziale che teorica. Per questo dovrebbe partire da racconti di vita, di esperienza vissuta e trasmessa. In questo modo si supera la dicotomia tra laici e chierici perché si va all’essenziale, alla vita, dove ogni essere umano è maestro e dove ognuno deve imparare.
Una esperienza di questo genere implica molte cose: disponibilità di personale religioso e laico, organizzazione, sostegno economico, tutta una struttura di cui al presente non si dispone. Non è facile trovare gente che voglia vivere questo ideale con tutto ciò che comporta di sacrificio e di lavoro, senza superiori clericali e con pochi mezzi di sussistenza. Da qui la prima conseguenza sarà accettare che lì non si produrrà la ricchezza che si deve offrire a quelli che vengono, ma che il gruppo di ricerca che ora sta nascendo deve produrre gli schemi catechetici, biblici e teologici che si vogliono offrire. Ci deve necessariamente essere un accompagnamento a livello di studio e di approfondimento della Memoria Passionis da parte del gruppo di riflessione, nelle diverse lingue e con un linguaggio chiaro per tutti, pensando più a chi riceve che alla precisione teorica. Un accompagnamento che, in certe circostanze e periodi, deve essere anche fisico. E’ necessario chiedersi seriamente se questo progetto sia realizzabile e quale disponibilità vi sia in ognuno. Partendo da questa base, lungo il cammino si distribuiranno i diversi compiti. In ognuno dei presenti c’è la disponibilità per tutto questo? Deve nascere lì una piccola comunità?
Da tutto questo resta chiaro al gruppo che non è possibile nessun tipo di progetto senza l’appoggio diretto e deciso dell’ équipe di riflessione. La piccola comunità che si dovrebbe stabilire al Monte Argentario non ha la capacità intellettuale né la disponibilità necessaria per offrire un piano di formazione passionista. Questo è un impegno del gruppo di riflessione. Ad esso compete mettere la Famiglia Passionista in processo di vissuto della Memoria Passionis, cosa questa che comporta il bisogno di una catechesi adeguata alla Congregazione ed all’intera Famiglia Passionista, con lo scopo di creare disponibilità verso questa esperienza e collaborazione ai diversi livelli del suo sviluppo. Si tratterebbe di una catechesi simile a quella sviluppata negli anni ottanta in occasione dell’approvazione delle nuove Costituzioni.
A questo punto si può parlare di tre gruppi di lavoro diversi e complementari: un gruppo di esperienza o vita nella Congregazione, un gruppo di comunità al Monte Argentario ed un gruppo di riflessione che sviluppa catecheticamente il processo che gli altri due gruppi sperimentano. E’ chiaro che non si tratta di tappe ma di gruppi paralleli ma integrati in un solo processo. L’esperienza fallirebbe se si lascia solo alla comunità del Monte Argentario con il peso del lavoro che comporterebbe, il mettere in moto e sostenere tutto il progetto. E’ essenziale il coinvolgimento diretto e illuminante della Congregazione e del gruppo di riflessione.
E’ necessario anche definire quale sarebbe il rapporto tra la comunità del Monte Argentario ed il gruppo di riflessione, il modo concreto in cui il gruppo illuminerà i diversi aspetti della vita passionista, la sua interculturalità, la sua vita fraterna, la sua riflessione ed il suo vissuto spirituale. In qualche modo si tratta della sfida di portare avanti una comunità "laboratorio". Per questo la sua caratteristica iniziale dovrebbe essere l’accoglienza, il segno fraterno in cui la Famiglia Passionista sviluppa un approfondimento esperienziale del suo carisma, la Memoria Passionis. Successivamente, nel dinamismo dello stesso processo, lo Spirito Santo ispirerà nuovi passi.
"Catechismo" passionista
E’ venuta fuori la parola ‘catechismo’, come una necessità per la comunità del Monte Argentario per poter offrire dei contenuti a coloro che vengono in questa comunità. Un catechismo che comprenda i temi fondamentali del carisma, flessibile alle diverse regioni e culture, sarebbe utile per tutti nella Congregazione.
Per realizzare il lavoro a questo livello si renderebbe necessario interessare tutta la Famiglia Passionista approfittando di quanto già esiste. Ognuno dei membri della Commissione potrebbe portare il suo contributo partendo dal suo campo specifico: biblico, pastorale, teologico. Dovrebbe essere centrato, naturalmente, sulla Memoria Passionis e toccare tutti i temi della spiritualità passionista: teologia della croce, passione dell’uomo, opzione per i crocifissi, ecc., come risultato di quanto chiede il Capitolo Generale. Deve però comprendere anche testimonianze di vita passionista, esempi concreti di esperienza della Memoria Passionis, vissuta a partire dalla sofferenza. Da questa commissione potrebbe essere elaborato uno schema previo che comprenda i temi principali, dopo si chiederà la collaborazione necessaria sino a poter completare il quadro e pubblicarlo.
Non si tratta, certamente, di una ripetizione di pubblicazioni già superate, sulla base di imperativi categorici. Si cercherebbe di raccogliere il contenuto della spiritualità della Croce per poter contare su del materiale a portata di tutti. Sarebbe un passo molto importante giungere a concretizzare questa specie di guida tematica del carisma; importante soprattutto per la Famiglia Passionista e per gli uomini e donne che desiderano accostarsi al vissuto della Memoria Passionis.
Destinatari: tutta la Famiglia Passionista
Secondo il Documento Capitolare si è già entrati nell’ambito della Famiglia Passionista. Si fa notare che con sempre più frequenza nella Congregazione viene usata questa espressione. Partendo da ciò è necessario superare il linguaggio e gli atteggiamenti clericali, evitare la presunzione di essere studiosi che possono tenere cattedra. La Passione di Cristo si vive nella esperienza in primo luogo, poi si va alla teologia ed alle definizioni teoriche.
D’altra parte, è un dovere rispettare l’esperienza della sofferenza e passione dei laici. Essi vogliono vivere la spiritualità passionista, ma hanno un modo loro di fare memoria della Passione, diverso dalla esperienza dei religiosi. La vocazione religiosa e la formazione teologica danno dei parametri diversi di vita cristiana. I laici hanno bisogno di essere formati, ma non si tratta di portarli nei conventi; essi non pretendono di essere religiosi perché la loro vocazione è laicale ed hanno una identità propria e un ruolo determinato nella vita della Chiesa. E’ importante distinguere con chiarezza il ruolo di ognuno.
Il gruppo deve domandarsi come può aiutare a sfruttare tutta la ricchezza che racchiude la Famiglia Passionista nelle sue diverse espressioni di vita. Diviene sempre più chiaro che la prima cosa da fare è ascoltare e toccare con mano la loro esperienza per capire che cosa desiderano. Ed in questo si includono non solo i laici, ma, soprattutto tutti i membri della Congregazione che hanno anche una ricca esperienza personale e comunitaria di Memoria Passionis.Allo stesso tempo si deve affrontare l’impegno di conoscere le esperienze di vita che si stanno verificando in tanti luoghi del mondo passionista ed ecclesiale, descriverle e farle conoscere a tutti attraverso un materiale ricco di vita che giunga loro come aiuto fondamentale per la propria formazione.
Il lavoro del gruppo di riflessione
Il primo passo sarà conoscere la realtà esistente e riflettere su di essa. Al riguardo si porta l’esperienza dell’Apostolo Paolo. Quando scrisse le sue lettere, specialmente la Prima ai Corinzi, fece una lettura della realtà, poi la collocò alla presenza di Dio nella contemplazione ed infine parlò di halakkà cristiana. Prima formula verbi, dopo aggettivi e solo alla fine mette i sostantivi. L’impegno del gruppo dovrebbe ritrovarsi in quello: prendere alcune esperienze della Memoria Passionis, metterle alla presenza di Gesù Crocifisso e poi offrirle alla comunità. Per questo è necessario organizzare il lavoro con una doppia caratteristica: domandarsi come fare una lettura della realtà con i laici senza cadere nei luoghi comuni di sempre e portare avanti una ricerca, profonda, ma in senso sapienziale, partendo dalla "sapienza del cuore" di modo che l’approfondimento-riflessione di un tema tra tutti – laici e religiosi – offra risposte e proposte concrete.
Nel corso di tutto quanto si è detto sono venuti fuori dei termini che indicano una via da seguire: "esperienza", "confronto con la realtà", "riflessione", catechesi"; è necessario però adottare una metodologia di lavoro se vogliamo dare un contributo concreto alla Famiglia Passionista. Si è già fatto un tentativo di raccogliere in scritto le esperienze di ogni provincia e zona della Congregazione. Purtroppo alla lettera di richiesta sono giunte solo tredici risposte. Forse ci vuole migliore organizzazione o vi sono difficoltà a mettere in scritto ciò che essenzialmente è vita.
Si constata che c’è il desiderio di condividere nell’ambito della Congregazione e del laicato le molteplici esperienze di vita. Raccogliere tutto questo materiale in scritto sarebbe una fonte molto importante di comunicazione, conoscenza dei bisogni e delle aspettative di laici e animazione base per la riflessione del Centro-Forum. Però come si combinano "esperienza" e "riflessione"?
A questo si aggiunge un’altra perplessità del gruppo: Dopo la riflessione, che cosa succede, quali risultati ci possiamo attendere? Sembra chiaro che questo processo comporterebbe un movimento di visione e di vissuto della realtà, riflessione su di essa e creazione di uno strumento catechetico che illumini le esperienze della vita e permetta di approfondirle. Tutto questo verrebbe dato in un ambito formativo che includa tutta la Famiglia Passionista e che diventa poi più particolare nella formazione iniziale dei giovani passionisti e nella formazione permanente di tutti, laici e religiosi.
Riassumendo, vi è un insieme di racconti di vita della Memoria Passionis che esistono già prima del Capitolo Generale e, anche se si tratta di materiale che può essere arricchito, non c’è necessità di ripeterlo. Da esso si possono trarre chiavi di interpretazione della realtà che sono illuminate partendo dalla S. Scrittura, dalla tradizione e dall’esperienza degli anni di vita passionista. In questa dinamica va prendendo passo il processo del "feed-back" che dà luogo alla formazione ed alla presa di posizioni concrete.
Perciò: Il gruppo è maturo per questo? Possiamo assumere un processo di questo genere?La risposta sono nuovi interrogativi della Commissione: Cosa vogliamo fare adesso? C’è già una qualche richiesta da parte dei laici? Come affronteremmo economicamente questo processo? Questo è un gruppo che riflette o che aiuta a riflettere? In questo caso: Quali sono i temi concreti della nostra riflessione?
Uno schema iniziale di lavoro
La Commissione lavora per breve tempo in piccoli gruppi al fine di preparare uno schema che dia maggiore chiarezza sul processo da seguire. Dopo la presentazione del lavoro fatto la Commissione prende in esame i punti in comune e le differenze esistenti tra i gruppi di lavoro ed avverte la necessità di avere un solo documento che integri il lavoro dei tre sottogruppi linguistici; la Commissione ha deciso che il passo successivo dovrebbe essere la redazione di questo documento (vedi Allegato). Dopo la sua presentazione nascono alcuni interrogativi: A chi compete la realizzazione di questo documento? Sono impegni per il Centro-Forum? Che rapporto c’è tra questa Commissione e la comunità del Monte Argentario? Con una pioggia di interventi si cerca di rispondere a tutto questo:
La Commissione è del parere che lo sviluppo di questo schema diventi impegno immediato del Centro-Forum. Offre un metodo di lavoro e un contenuto. Si deve tenere conto che non è un testo facile da essere compreso da tutta la Famiglia Passionista. In generale, i laici, non maneggiano i nostri schemi mentali.
Il Centro-Forum dovrà rendere accessibile alla Famiglia Passionista i testi chiave della spiritualità della Memoria Passionis. E’ questa una conditio sine qua non per realizzare il processo.
Si cerca un processo di formazione permanente con base sulle quattro tappe proposte, ma con una spiegazione previa, sufficientemente chiare, di quanto si vuole realizzare. Le quattro tappe non devono sembrare statiche perché rallenterebbero il dinamismo del processo. Si parla di uno schema orientativo, non di una camicia di forza. E’ in funzione della catechesi.
In questo approfondimento del carisma si deve essere attenti anche alla distinzione tra il ruolo dei laici e quello dei religiosi. L’ambito naturale per sviluppare il processo è la contemplazione e, per questo, quello della preghiera, della solitudine, del silenzio.
La Commissione di riflessione assume il Centro Forum
Di fronte al lavoro da realizzare la Commissione concretizza la sua partecipazione al processo. Sino ad ora c’era stata una Commissione di riflessione sul Centro-Forum. Ora, dopo alcune chiarificazioni si converte essa stessa nel Centro-Forum.
I laici devono essere integrati quanto prima nel processo; impegno immediato del Centro-Forum è andare ad incontrarli;
Tutte le comunità passioniste – religiose e laicali – entreranno in esso, ma è necessario che S. Giuseppe sia la comunità pilota dell’esperienza, che coordini e porti avanti l’iniziativa; intanto, mentre si pensa di organizzarla, il Centro-Forum può benissimo iniziare il suo lavoro senza di essa;
Al momento di assumere la responsabilità di essere Centro-Forum, tutto quanto scritto sino ad ora ricade come impegno sul gruppo: La motivazione delle comunità, la selezione dei testi chiave per la lectio divina, la comunicazione delle esperienze di Memoria Passionis, l’elaborazione delle catechesi e la coordinazione del lavoro iniziale;
Certamente quello che si vuol fare è rendere un servizio, con alcune condizioni determinate, ma che non obbliga nessuno.
I membri del Centro-Forum presentano il loro lavoro particolare nello schema già elaborato. Tutti si offrono per fare il primo passo di questo processo. Si chiede infine a Octavio Mondragon di preparare l’esposizione generale del lavoro che si pensa di realizzare, fondamentalmente la spiegazione alla Famiglia Passionista delle quattro tappe dello schema assunto.
Il gruppo dialogo anche sulle caratteristiche e sulla metodologia degli studi:
Gli studi devono giungere a Roma al più tardi nel mese di giugno del presente anno perché possano essere tradotti e pubblicati in agosto, prima del prossimo Sinodo Generale;
Ogni studio, nella pubblicazione, dovrà essere approssimativamente di dodici pagine.
Trattandosi di lectio divina, la cosa normale sono due o tre pagine per ogni testo biblico; per l’aspetto biblico, l’ideale è poter giungere alla pubblicazione di un volume in cui i biblisti della Congregazione analizzano i testi principali sulla Passione;
Si tratta di riflessioni più sapienziali che teologiche per favorire la catechesi nelle comunità della Famiglia Passionista: per questo è molto importante il tipo di linguaggio che verrà usato, in sintonia con i destinatari e con quello che si vuole comunicare;
Per l’edizione non sarà sufficiente la traduzione degli studi, sarà necessario avere una visione d’insieme di quanto si è fatto, di modo che si vadano scandendo progressivamente i tempi della pubblicazione tenendo conto del cammino fatto dalle comunità;
Si vede l’urgenza di un coordinamento centrale per integrare in un processo tematico gli studi fatti, perché non vi siano ripetizioni e nemmeno divergenze.
Si ricorda che si dovrà integrare nella fase di elaborazione del materiale e non solamente come semplice destinataria, la Famiglia Passionista. Questo sarebbe un tornare agli schemi tradizionali.
Per chiudere questa prima riunione del Centro-Forum il P. Generale ringrazia tutti per il loro lavoro, specialmente il P. José Agustìn per la sua disponibilità di tempo, energie e posticipazione dei suoi progetti per aiutare a dar vita alla Congregazione. Si è rivelato, in un certo senso alla Famiglia Passionista il "segreto" di questo Centro-Forum. E’ un impegno molto importante per la formazione permanente di tutti. "La Memoria Passionis si fa profezia attraverso il nostro lavoro".
Il Segretario
Allegato
Schema iniziale di lavoro del Centro-Forum
Il Capitolo Generale raccomanda:
"La Congregazione promuove a tutti i livelli lo studio sul significato biblico, teologico, sociologico e pastorale della memoria passionis e sulle sue implicazioni per la Famiglia passionista. Il Consiglio Generale è invitato a studiare l’opportunità di creare un coordinamento attraverso l’istituzione di un centro-for